RIBALTA E RETROSCENA NEGLI STUDI DI GOFFMAN

 

ANNALUANATALLARITA

La prossemica pone le distanze tra le persone impegnate in un atto comunicativo, e rappresenta il rapporto tra comunicazione ed uso degli spazi interpersonali, è in grado di fornire delle chiare spiegazioni sulle relazioni di vicinanza che intervengono nella comunicazione interpersonale[1]. La percezione della distanza si forma nell’individuo in maniera del tutto inconscia, difatti, pur avendo la percezione della vicinanza o lontananza dell’altro manca la consapevolezza di quei procedimenti che conducono ad una tale percezione. Questo fa pensare a come anche nei procedimenti prossemici si abbia una forte pregnanza del passato biologico dell’individuo, che ricopre un importante ruolo nell’automatismo di questi procedimenti. Desumiamo da questi concetti quanto sia attuale oltre che fondamentale, parlare di prossemica, vale a dire dello studio della dimensione nascosta della percezione mentale dello spazio. L’importanza di queste osservazioni, deriva proprio dalla capacità che hanno di evidenziare le reazioni mentali, conseguenti alle condizioni di vicinanza spaziale relative alla comunicazione tra individui. Simili processi di comunicazione fra diversi soggetti, fondano quell’insieme complesso di rapporti che costituiscono la vita sociale. Vale la pena soffermarsi su un tipo specifico di interazione sociale che avviene e si dispiega in tutte le sue sfumature entro i confini fisici di un edificio. Importanti delucidazioni nell’analisi di questo complesso insieme di comportamenti, ci vengono dalle elaborazioni teoriche di Erving Goffman[2], una delle figure più rilevanti della sociologia contemporanea eccellente esaminatore della vita sociale e di tutte le sue rappresentazioni. Ci si avvarrà di un suo importante elaborato : “La vita quotidiana come rappresentazione “ del 1959[3], uno dei suoi lavori più noti, dove il sociologo esamina il tessuto delle relazioni sociali, degli automatismi dei comportamenti ricorrenti, delle interazioni e delle conversazioni, quel teatro del quotidiano dove gli individui si muovono in un vero e proprio spazio scenico diviso tra ribalta e retroscena, concetti che ci aiutano a chiarire le differenze fra l’idea di spazio privato e quella di spazio pubblico. La ribalta è il luogo dove si svolge una data rappresentazione, costituita da colui che parla e dalla totalità dei presenti partecipi attivamente all’interazione in quel particolare momento e può essere trasferita su di un altro partecipante all’interazione. Il retroscena è invece il luogo dove avvengono azioni pertinenti alla rappresentazione, ma che risultano incoerenti con l’apparenza che la ribalta cerca di dare[4]. Esistono determinate modalità di accesso ai vari territori ed ai vari ambienti ed altrettante sono le attribuzioni simboliche ad esse conferite, nonché svariati sono gli effetti dell’uso di uno spazio piuttosto che di un altro sui comportamenti e sullo status degli individui[5]. Goffman definisce il territorio come uno spazio delimitato da ostacoli alla percezione, che esercita i suoi effetti sui comportamenti e sullo status degli individui, in effetti ogni territorio presenta degli ostacoli differenti che esercitano influenze di tipo diverso.[6]Egli adopera la prospettiva della rappresentazione teatrale con dei principi di tipo drammaturgico col fine di focalizzare come l’individuo nelle quotidiane situazioni di interazione con la gente, entro gli ambienti sia pubblici che privati, presenti se stesso e le sue azioni agli altri, attuando per l’appunto una rappresentazione di se stesso in loro presenza. Nella vita quotidiana gli altri, usando questa metafora del teatro, personificano gli altri attori ma anche il pubblico[7]. Molto spesso, nel corso di rapporti interpersonali ci si basa sulla prima apparenza e ancor più spesso è lo status socio-economico, quell’ indicatore che diviene il metro dell’interesse da indirizzare verso l’individuo che si ha di fronte. Le informazioni sull’altro possono essere ricavate da una miriade di indicatori, tra questi ci sono gli strumenti segnici, molto spesso inconsci. L’espressività dell’individuo è di notevole rilevanza e può essere di due tipi: un’espressione assunta intenzionalmente, che si avvale di simboli verbali e un’espressione lasciata trasparire, contenente una vasta gamma di azioni che gli osservatori considerano sintomatiche dell’attore.

Ovviamente l’individuo tende sempre a presentarsi sotto una luce favorevole e l’osservatore si trova dinnanzi ad una situazione in cui assiste ad una scena divisa in due parti in cui l’una è controllata dall’individuo per quanto riguarda le sue affermazioni verbali e l’altra è quella che sembra sfuggire al suo controllo. Nel corso dell’interazione l’individuo cerca di affermarsi come una persona di un certo tipo e facendo questo in qualche modo chiede d’esser trattato e percepito come quel tipo di persona, rinunciando così ad essere ciò che non appare. I problemi nascono nel momento in cui la persona, attore deve presentare questa sua attività di fronte agli altri[8]. I presenti ad una interazione tendono spesso, in mancanza di indicazioni addizionali, a fare ricorso a dei prototipi, esperienze precedenti, intorno alle posizioni occupate ed ai ruoli relativi per dare una denominazione del contesto ricorrendo alla standardizzazione. Lo spazio pubblico, con i suoi luoghi di incontri tipici di una comunità, è in grado di fornire un quantitativo enorme di informazioni sulle forme di organizzazione sociale.[9] Quanto detto ci aiuta a comprendere come la simbologia ricopra una posizione fondamentale nella vita individuale, a tutti i livelli comunicativi e percettivi nello spazio che ci circonda, chiarisce inoltre la sua valenza pregnante negli spazi personali entro i quali dispieghiamo pienamente noi stessi. Una simbologia, dunque, usata per rappresentarci e per mostrare le personalità costruitesi socialmente, col fine di instaurare dei rapporti con gli altri che alla luce di tutto questo divengono vere e proprie rappresentazioni teatrali. Le rappresentazioni, includono diverse interazioni verbali [10]. Queste hanno luogo in uno spazio definito ribalta, che può essere sia privato che pubblico, e sono tese a dimostrare le attività in esso svolte regolate da norme precise che sono divise in due categorie : cortesia cioè il modo in cui tratta il pubblico e decoro la maniera in cui si comporta quando non può essere udito dal pubblico. A queste due categorie corrispondono due tipi di facciate personali definite come maniere ed apparenze. Inoltre vi sono alcune regole territoriali, quelle del decoro sono morali e si riferiscono all’impegno di non interferire o molestare il prossimo e strumentali riferite a quelle forme di obbligo insite nell’interazione. L’importante è prendere coscienza delle forme di decoro vigenti nelle istituzioni sociali, affinché le rappresentazioni che avvengono in quest’ambito riescano a mettere a proprio agio i soggetti interagenti. Ogni ambiente possiede le sue rigide norme di decoro da seguire, ognuna delle quali implica diversi rituali. La maggior parte delle interazioni trae ragione d’essere da forme cerimoniali, di cui se ne ha consapevolezza nel momento in cui avviene per qualche motivo, la loro violazione, che implica il mancato svolgimento dell’interazione come si è soliti concepirla. La costruzione delle strutture ha un ruolo di primo piano nel determinare in partenza quali sono le diverse zone di ribalta e retroscena. Molto spesso capita che sia il pubblico stesso a condizionare la ribalta. In genere, ci suggerisce Goffman, il retroscena di una rappresentazione si trova ad un estremo del luogo dove è rappresentato lo spettacolo.[11]Il retroscena funge così da territorio, per così dire, neutro dove l’attore può distendersi dalla postura impersonata sulla ribalta, rientrare così in uno spazio privato, lontano dall’accesso del pubblico. Questa osservazione è utile a farci notare come, in tutti quegli ambiti in cui tale spazio risulta sacrificato o addirittura assente, l’individuo trovandosi praticamente sempre alla ribalta è impossibilitato dall’avere una qualsivoglia forma di privacy, di allentamento delle tensioni emotive innescate dalla continua interazione con l’altro, dove sicuramente una tale situazione risulterà fortemente condizionante dell’interazione medesima a lungo andare. Ecco proprio sottolineata l’importanza di poter accedere ad un luogo privato, separato dallo spazio pubblico, nell’atto di facilitare l’interazione interpersonale, ed agevolare inoltre la vivibilità emotiva di uno spazio condiviso con altri individui. Molto spesso accade che la disposizione degli spazi indirizzi la ripartizione di quelli che saranno gli ambiti territoriali dell’interazione, specificando uno spazio di ribalta lontano dall’ambiente del retroscena. Una forma di controllo del retroscena, è molto importante inoltre, per effettuare una verifica sul proprio lavoro[12]. L’arredamento di un luogo sia esso pubblico che privato, risulta essere altamente caratterizzante nonché a tratti condizionante delle stesse rappresentazioni ed interazioni che in esso hanno luogo. Gli oggetti presenti tendono a codificare, nell’atto medesimo della loro presenza in quel dato luogo, degli atteggiamenti emotivi talvolta inconsci che di conseguenza influenzano i comportamenti.

Goffman ci viene incontro per spiegare il concetto illustrato in questo elaborato, sottolineando come anche quando la rappresentazione non è in atto, il luogo dove avviene quest’ultima, mantiene le sue caratteristiche di ribalta. In maniera simile un luogo può talmente essere abbinato all’idea di rifugio, privo della presenza di determinati modelli caratterizzanti, da diventare stabilmente un retroscena. Ed il fatto che non vi sia in esso la formalità della ribalta, fa si che tutti gli interagenti riescano a stare a loro agio, comportandosi con atteggiamenti di familiarità. Comunque molti territori giovano a volte da ribalta ed a volte da retroscena, in differenti momenti. A questi territori vengono fatti corrispondere altrettanti comportamenti, informali o formali, riservati alle possibilità di rappresentazione [13]. Adottando uno “stile” da retroscena sostiene il sociologo inoltre che, ogni luogo può divenire tale, per cui anche la ribalta. Infatti ogni interazione in un dato luogo implica comunque una scelta comportamentale, dove viene ad instaurarsi una sorta di equilibrio tra atteggiamenti formali ed informali. La formalità a volte, è presente nel medesimo ambito territoriale tra diverse categorie di persone distinte non solo per motivi di rango ma anche ad esempio per differenze di sesso. In tutte le culture è presente una certa distinzione nei comportamenti dei i sessi tra loro ad esempio, in cui si mantiene una certa formalità [14]. Ma la formalità e la familiarità dei comportamenti che un individuo può a ragion di causa mantenere in un contesto, possono dirsi direttamente proporzionali alla posizione sociale che questo occupa. Infatti colui che ricopre una posizione sociale piuttosto elevata, si ritroverà a restringere notevolmente l’ambito di persone con cui poter intrattenere un’interazione informale, vedendo così restringersi all’essenziale, quello spazio di retroscena inteso come spazio privato e personale, rispetto ad una ribalta costantemente presente, dovuta alla sua ragguardevole posizione. Gli attori, nel momento in cui assumono su di sé la ribalta, sono soggetti a costanti valutazioni morali. Nelle rappresentazioni, si diceva, risulta ampiamente istituzionalizzato un sistema di regole mutevoli, un chiaro codice comportamentale, ciò chiarisce l’esistenza di una molteplicità di territori creati nel luogo stesso della rappresentazione, che non sono conseguenza esclusiva dell’assetto tangibile dell’ambiente, ma in cui l’interazione accade presentando alcune caratteristiche peculiari. Molto spesso avviene che atteggiamenti tenuti nella ribalta si automatizzino entro le modalità comportamentali, e siano attuati anche in periodi di disimpegno dalla rappresentazione. Questo mostra come si creino non poche difficoltà drammaturgiche nel momento in cui non può essere effettuato il controllo del retroscena e quello della ribalta. Goffman a conclusione del suo saggio ci presenta un ulteriore territorio rispetto a quelli descritti di ribalta e retroscena : il territorio esterno, esterno anche rispetto alla rappresentazione stessa ed abitato da tutti gli individui che si trovano al di fuori dell’edificio entro il quale vi sono la ribalta e il retroscena. Il “muro” di tale edificio, che divide i luoghi della scena dall’esterno, ha un’importante funzione nella rappresentazione inscenata in tali territori tanto che le stesse decorazioni esterne mostrano un altro tipo di spettacolo preciso. Quando si nota la presenza di intrusi nella ribalta, gli attori tendono ad inscenare una nuova rappresentazione spesso allestita al momento, ma l’imbarazzo resta comunque presente, con una sorta di confusione nelle modalità d’azione precedentemente attuate con disinvoltura. Infatti non raramente capita che la presenza dell’estraneo sia ignorata o che venga sollecitata ad allontanarsi [15].Questo avviene anche per il continuo presupposto a mantenere il controllo delle informazioni nonché per una coerenza espressiva della realtà .

[1] da Comunicazione in rete e spazialità prossemica, Paolo Manzelli

http://www.comunicobene.com/contenuto/prossemica.html

[2] Erving Goffman (Canada 1922-1982) I suoi studi hanno scoperto fenomeni sociologici in precedenza ignorati. laureatosi all’Università di Toronto, quindi passò a Chicago dove si addottorò in filosofia. Condusse per un anno una ricerca in una delle isole Shetland, raccogliendo materiale per un lavoro sulle comunità. Fece parte, in qualità di ricercatore, del National Institute of Mental Health. Ha insegnato, tra altri prestigiosi incarichi, al Dipartimento di Sociologia dell’Università di California, a Berkeley. Tra gli scritti di Goffman tradotti in italiano ricordiamo: Il comportamento in pubblico (Einaudi, Torino 1971), Modelli di interazione (il Mulino, Bologna 1982) e Il rituale dell’interazione (ivi, 1988). Forma Del Parlare 1987,Il Rituale Dell’interazione Il Mulino 1988 L’interazione Strategica 1988,La vita quotidiana come rappresentazione, Il Mulino, 2000.

 

[3]The Presentation Of Selfin Everyday Life” Tr. it.” La vita quotidiana come rappresentazione“

la più conosciuta monografia del sociologo.pubblicata in scozia nel 1956 e poi in versione rivista e ampliata nel 1959 negli Stati Uniti gli assicurò un immediato successo accademico e pubblico.nel 1061 ottenne il premio McIver

[4] Ibidem, p. 156

[5]Tratto da un articolo in http://www.comunitazione.it/leggi.asp?id_art=86&id_area=9&mac=1 di G.Zarantonello

[6] In “La vita quotidiana come rappresentazione”,p127

[7] Ibidem Prefazione p.10.

[8] Ibidem ,p.11-26

[9]da E.Goffman “ Il comportamento in pubblico. L’interazione sociale nei luoghi di riunione”. Trad it del 1971 Einaudi “Behavior In Public Places.Notes On The Social Of Gatherings.” 1963

[10] Tornando a “La Vita Quotidiana Come Rappresentazione “ in “Comportamento e ambito territoriale” p.127 -161

[11] Ibidem, p.134

[12] Ibidem, p.134

[13] Ibidem, p.145-149

[14] Ibidem, p.151

[15] Ibidem, p.152

Pubblicato da annaluanatallarita

Scrittrice, cantante jazz, filosofa antropologa. Artista e designer. Anna Luana è la figura rinascimentale dell'artista a tutto tondo.Curiosa delle sfaccettature umane, ne ha intervistato, scovato ed elaborato le potenzialità i segreti le eccentricità, le normalità e le naturalità. Docente universitaria a Lisbona, è docente a contratto anche nelle scuole italiane secondarie superiori, per varie discipline, (lettere classiche, filosofia, design, musica..) quest'anno a Milano. Philosophy Doctor, ha conseguito il primo dottorato di ricerca con una tesi sulla volontà di potere e le sue manifestazioni sociali architettoniche e di design. Plurilaureata è un intellettuale e tutto tondo, italo portoghese, viaggiatrice e attenta, analista politologa della società contemporanea. Il Suo ultimo libro: Il potere del potere, tratta delle tematiche del potere e delle sue manifestazioni materiali, a dicembre sarà in uscita il nuovo libro sul : potere della comunicazione. Non si fa mancare le produzioni artistiche, infatti nel 2019 esce il suo 6 disco di jazz: Eva, con liriche scritte e composte da lei e magistralmente suonate da i musicisti A.Rea D.Rosciglione L.De Seta. e un un singolo pop, con video di domenique Carbone: La notte imprevedibile.oltre a mostre fotografiche e pittoriche. www.annaluanatallarita.com

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