MEDIUM DI POTERE
Anna Luana Tallarita
UNIDCOM / IADE/U

RIASSUNTO
La sostenibilità di alcuni concetti, implica un rigoroso lavoro per il rafforzamento della credibilità.
Un collegamento che esiste nonostante ogni informazione rimanga circoscritta, suscitando idee
che possono informare speranze, desideri, fino a dare la possibilità di motivare le azioni.
Attraverso la creazione di una ampia documentazione a conferma delle proprie tesi. Entro tutto
questo la filosofia rientra in un’azione di smantellamento di quelle forme di autorità ed
oppressione che contribuiscono a deprimere le condizioni materiali e spirituali della vita.
Parole Chiave: Massa, Comunicazione, Controllo, Genere
ABSTRACT
Sustainability of some concepts, implies a rigorous work on the strengthening of credibility. Even
if the information is little connection remains, provoking ideas that motivate new shares. and
documenting the creation of new thesis. The philosophy in this thing does? It destroys the forms
of authority and oppression that contribute to depress the material conditions.
Key-words: Mass, Communication, Control, Gender
1. La Libertà come Concetto
Il collegamento fra linguistica e politica si rivela nella forma in cui viene ad essere utilizzato il
linguaggio creativo come fulcro della libertà umana, alla luce della tensione verso la libertà che
sta alla base della natura umana. Se pure non lontani dal distinguere la vera comprensione da
quella che è solo speculazione (1). La libertà per Chomsky (2002) è lo sviluppo delle potenze
materiali che ha le restrizioni proprie della nostra stessa natura è il mezzo in seno al quale
possono svilupparsi l’intelligenza, la dignità e la felicità degli uomini. L’idea di libertà kantiana
come condizione per raggiungere la maturità che permette il suo stesso impiego, è stata
inglobata dal socialismo libertario all’indomani della venuta del capitalismo industriale, dove gli
ideali liberali sono stati inglobati in un’ideologia al servizio dell’ordine sociale (2) (CHOMSKY,
1977). Il potere sta nella capacità di una cerchia ristretta di persone a concentrare nelle proprie
mani un’elevata quantità di risorse e ad imporsi sulla quasi totalità delle persone che ne è priva.
L’ineguale distribuzione del possesso o del controllo di queste risorse come la ricchezza, l’uso
della forza, il sapere, il prestigio, passano attraverso la mediazione delle qualità personali e
facilitano una diseguale distribuzione delle varie forme di potere. Il potere politico, cioè il potere
di prendere e d’imporre, decisioni valevoli per tutti i membri della collettività, anche ricorrendo
alla forza, appartiene sempre e comunque ad una ristretta cerchia di persone che sono le élites
(SOLA, 2000) (3). Questa classe elitaria controlla l’opinione pubblica per mezzo del modello della
propaganda, metodo attraverso il quale coloro che detengono il potere dirigono e regolano il
flusso delle informazioni e la esclude dall’esercizio comune del potere caratteristico di ogni
democrazia (CHOMSKY, 1988) (4). Egli ritiene che uno degli obiettivi fondamentali del potere sia
quello di controllare il pensiero della popolazione per mantenere l’autorità su di essa.
Figura 1. Pensieri seduti e in movimento ALTallaritaPHDesign
2. La Comprensione del Potere e dei Suoi Strumenti
Quotidianamente si concepisce la possibilità di perfezionare le proprie opinioni migliorando i
processi di comprensione. Chi non può sapere deve credere e l’autorità costituisce la fonte
principale su cui si basa la credenza della popolazione mezzi di comunicazione sono gli strumenti
attraverso i quali il potere sviluppa negli individui le credenze su cui essi fondano la loro
esistenza. Il potere così per Chomsky (1988) si sviluppa a livello della comunicazione linguistica,
attraverso i mezzi di comunicazione di massa con forme subdole che favoriscono il
mantenimento degli individui lontani da un’analisi critica del reale. Gli spunti per un’analisi
epistemologica di questi strumenti si trovano nei saggi del sociologo Neil Postman (1984) (5) che
ha dedicato la sua carriera accademica a studiare come i mass media influiscano sulle nostre
forme d’organizzazione sociale, sui nostri abiti mentali e sulle nostre concezioni politiche. Nei
suoi scritti si analizza come la filosofia dell’intrattenimento, caratteristica dei media e il
bombardamento informativo, proibisca l’applicazione dello spirito critico. Dal suo maestro
Herbert McLuhan (6), il quale compie una interpretazione innovativa degli effetti prodotti dalla
comunicazione sia sulla società nel suo complesso sia sui comportamenti dei singoli, eredita quel
richiamo dell’ecologia dei media; che si intravede nella domanda sulle conseguenze sociali,
culturali e politiche portate dall’introduzione di una nuova tecnologia della comunicazione.
McLuhan sostiene inoltre che il mezzo tecnologico determini i caratteri strutturali della
comunicazione, producendo effetti pervasivi sull’immaginario collettivo. Ogni medium che per
il sociologo canadese è il messaggio, crea un ambiente modificando il modo di pensare e di
vivere delle persone che a quell’ambiente appartengono. Si instaura un meccanismo per il quale
le menti vengono assopite e ridotte a strumenti passivi, così che i comunicati e le notizie
appaiano decontestualizzate ed insignificanti. Nell’ottica del potere i media divengono
strumenti capaci di creare una loro epistemologia attraverso la quale gli individui interpretano
e conoscono la realtà. Un mero preconcetto di una base culturale sostituisce la verità, con un
procedimento di mutazione che segue quella dei mezzi di comunicazione. Trasmettitori dei
messaggi del potere e delle sue manifestazioni per Chomsky saranno anche lo stesso sistema
educativo, che collabora alla nascita di una tipo di cultura allineato a un modello precostituito e
gli intellettuali. Inclini esiguamente allo sviluppo di una cultura e di un pensiero indipendenti,
come pure ad uno spirito critico autonomo e creativo. Creatori invece di un sistema formato su
uno sterile e passivo accumulo di informazioni (7).
3. Sul Potere Trasmesso, Testi e Filmografia
Sui mezzi di trasmissione del potere, scrive Aldous Huxley (8), nel romanzo Mondo Nuovo (9),
un mondo in cui i libri, la struttura e l’informazione non sono né vietati né censurati, ma dove
più subdolamente, nessuno prova più interesse nei loro confronti in quanto la gente sarà felice
di essere oppressa e adorerà la tecnologia che libera dalla fatica di pensare, imposte dal potere
(HUXLEY, 1991). Questo ricorda l’opera e la visione profetica di un altro importante autore Ray
Bradbury (10), con Fahrenheit 451 testo in cui ha immaginato un futuro senza libri e dominato
dalla televisione, affacciandosi così su un baratro in cui il sapere è gestito dal potere, con una
veggenza su quelle che sarebbero state le evoluzione nel tempo contemporaneo. Il testo del
1953 era estensione di un racconto breve The Fireman (11). Nonostante il tempo trascorso la
scelta del numero 451 è merito di discussioni per la sua interpretazione. Per alcuni trattasi
semplicemente del numero sull’elmetto del pompiere che è l’individuo protagonista della storia,
Montag. Per altri un riferimento alla temperatura di autocombustione della carta in gradi
Fahrenheit. Bradbury ha visto lontano, anticipando di molto alcuni dibattiti odierni sullo
strapotere dei mass media. Impressioni destate dal rogo dei libri, la televisione che indottrina,
le immagini che ipnotizzano e inebetiscono atte alla dimostrazione di come di giunga a uccidere
la libertà. Il potere che si manifesta senza la necessità di despoti, né particolari leggi. Il potere
che si trasmette grazie a una scatola con il tubo catodico. Pur se nella forma ancora continui il
dibattito democratico, in vero la cultura, strumento di potere di Stato, imposta subdolamente
attraverso la televisione la propria tirannia. Questo straordinario testo diventa un film. Il regista
François Truffaut (12) fu uno dei primi a cogliere la forte pregnanza e il potere profetizzante di
questo importante romanzo del romanzo. Così tanto da realizzare un film nel 1966 (13). La scena
cult cinematografica del rogo dei libri, più volte ripresa successivamente nel cinema (14), risulta
al contempo profetica e terribile per gli esiti in essa anticipati. Su come nel mondo
contemporaneo si sarebbero palesate le conseguenze di un controllo del sapere da parte del
potere. Un libro profetico, quello di Bradbury, in grado di prevedere le conseguenze della
televisione spazzatura quando ancora il Grande Fratello (15) era solo una creatura di George
Orwell (16). Della strategia di manipolazione dei media Chomsky presenta uno scenario lucido e
preciso stilando una sorta di decalogo, in cui svela leggi e meccanismi, con cui il potere manifesta
la sua forza di controllo sulla gente. I meccanismi utilizzati vanno dalla distrazione, alla falsa
creazione di un problema, alla gradualità con cui alcune cose sono proposte e poi fatte accettare.
L’uso come mezzo della differenziazione per far scaturire paragoni, lo sfruttamento del lato
emozionale al posto di quello riflessivo o la volontà di mantenimento del pubblico
nell’ignoranza.
4. Azione di Potere Distrazione e Controllo
La strategia della distrazione è l’elemento primario del controllo sociale che permette di
spostare l’opinione pubblica da reali problemi sociali a fatti di cronaca irrilevanti per il bene
pubblico. Questo avviene reiterando comunicati di fatti di poca rilevanza, per darne una
conoscibilità generale e continua. Entro il modulo di applicazione di una strategia della
distrazione. Mantenendo la maggioranza delle persone occupata in cose di poca importanza, si
evita che ci si prenda carico delle cose più rilevanti. Alla creazione di un problema, anche banale
o falso, viene in risposta e una subitanea soluzione, nello schema di problema-reazionesoluzione.
Ad esempio per Chomsky (2002), si potrebbe arrivare a sottolineare la violenza
urbana, mostrando fatti a questo inerenti, in modo che il pubblico sia bendisposto nei confronti
di una legge che aumenti la sicurezza a scapito della libertà. Tutto questo avviene in modo
graduale ma costante negli anni fino a modificare radicalmente il pensiero ai fini del potere. Far
accettare una decisione presentata come dolorosa e necessaria nell’accezione di un sacrificio
futuro, è più semplice. Perché concede la speranza che le cose intanto mutino, nonché accorda
il tempo per abituarsi all’idea del cambiamento e ad accettarlo con rassegnazione nel momento
in cui arriva (CHOMSKY, 2002). Il senso critico viene annientato nel momento in cui il registro
emozionale viene ad essere sollecitato nel meccanismo dell’innesco dei desideri, delle paure e
delle ansietà, che inducono a determinati comportamenti.
5. Il Controllo Delle Menti
Il mantenimento del potere si effettua con il controllo, che a sua volta si compie mantenendo il
pubblico incapace di capire le tecnologie e i metodi che vengono usati. Questo si ottiene
aumentando il gap tra classi e mantenendo un basso livello della qualità dell’educazione alle
classi più basse. Tale basso livello è accompagnato dalle inutili informazioni parziali in
circolazione che annebbiano la conoscenza. Si assiste all’incoraggiamento della mediocrità,
grazie alla promozione tra il pubblico dell’idea che sia di moda la volgarità, la pochezza umana e
la stupidità. Entro un rinnovato rafforzamento del senso di colpa, attuato aumentando il biasimo
per l’individuo della propria sfortuna; a cui sia naturale attribuire il fallimento della propria
intelligenza o dei propri sforzi. La colpevolizzazione indotta allontana la paura di una ribellione
al sistema economico. Favorita da una reazione di depressione che inibisce la possibilità di
un’azione reattiva, che impedisce il cambiamento, tale da rivoluzionare la situazione vissuta. Il
potere, e il suo occhio, dovrà così conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi non si
conoscano. Il sistema infatti, possiede una conoscenza particolare della natura umana, fisica e
psicologica, attraverso gli studi avanzati della biologia, della neurobiologia e della psicologia
applicata (CHOMSKY, 2002). Il potere può essere maggiormente esercitato grazie al controllo
sugli individui. Facebook, ad esempio, fenomeno di agorà virtuale in rete, sviluppatosi
fortemente nella prima decade del Ventunesimo secolo, è un esempio di strumento per il
controllo di massa. Il cui fine ultimo è la canalizzazione particolareggiata della pubblicità su ogni
singolo individuo, attraverso il controllo delle abitudini e delle caratteristiche individuali, per la
creazione di statistiche, atte far divenire la persona un numero che possa spendere per arricchire
il sistema A tal fine il social, come altri social esistenti veicolano le informazioni raccolte verso
altri canali pubblicitari. Aumentando il senso di frustrazione, che recenti indagini su campione
sottoposto a domande tra adolescenti collegati al social dimostrano ampiamente, è facilitato il
secondo fine che è quello di cercare di colmare la frustrazione derivata ed il conseguente senso
di insoddisfazione. Attraverso la proposta del riempimento di questo senso di privazione, di
vuoto o di mancanza, con messaggi pubblicitari direttamente nella casella di posta o come post
laterali al blog nel sito, nel tentativo di colmare questo vuoto esistenziale, apparentemente ma
con un fine invece fortemente strumentalizzato, ai fini del potere del sistema che vuole vendere
e si crea un collettore di presunti prossimi acquirenti ad oc.
6. Strategie di Manipolazione di Massa
Si pensi che ogni ricerca fatta sul web attraverso uso di motori di ricerca, viene memorizzata e
finalizzata alla creazione di un profilo specifico dell’utente, che poi sarà oggetto di pubblicità
mirata, a seguito della vendita dei dati accumulati sulla personalità dell’utente ad apposite
agenzie di pubblicità. Facebook, è in grado di misurare e monitorare gli stati emotivi ed
attraverso questi di compiere analisi di mercato atte a stabilire le caratteristiche e i bisogni
fisiologici dell’individuo. La capacità decisionale, lo stato di malattia e addirittura prevedere il
momento in cui avverrà la sua morte. Tutto questo basato sulle foto ed i messaggi inviati ai
propri conoscenti. Conoscere gli individui meglio di quanto si conoscano loro stessi, è un
formidabile mezzo di controllo (CHOMSKY, 2002). Un’ analisi dei processi e delle strategie di
manipolazione di massa, palesa l’esistenza di un numero di mezzi di informazione che
determinano una struttura prioritaria delle notizie, alla quale i media minori devono più o meno
adattarsi a causa della scarsità delle risorse a disposizione. Le fonti primarie che fissano le
priorità sono grandi società commerciali ad alto reddito collegate a forti gruppi economici. Il fine
è la creazione delle fabbrica del consenso (CHOMSKY, 1988), come sistema di propaganda
efficace per il controllo e la manipolazione dell’opinione pubblica. Nel testo Manufacturing
consent: the political economy of the mass media, appunto la fabbrica del consenso (17) (1998),
si presenta questa sorta di macchina da indottrinamento che assopisce le coscienze impedendo
una reale partecipazione. Il potere partendo dall’uso strumentale del linguaggio, della parola e
del sapere, del suo controllo e della sua elargizione graduale o attraverso la negazione stessa di
un vero sapere condiviso e non imposto per indottrinamento, nega l’autonoma azione
dell’individuo. Il concetto di azione, lì dove il potere necessita di agire e essere agito per rendersi
manifesto, è un pensiero sul quale la sociologia si è interrogata già a partire dagli anni settanta.
Legato al concetto di agentività, diffusosi al fine di valutare le azioni degli individui. Si sviluppa
dalla messa in discussione delle strutture di potere allora esistenti e finalizzate alla conquista di
un’eguaglianza di razza e di genere.7. Azione Controllata
L’idea motore è quella di formulare nuove teorie, in grado di assegnare il giusto ruolo agli effetti
potenziali dell’azione umana. Le azioni umane sono dialetticamente connesse alla struttura
sociale in forma tale da rendere le due dimensioni reciprocamente costitutive. Gli studi derivati
posero in evidenza come gli esseri umani formano la società nel modo stesso in cui la società
formi loro. L’azione inquadrata in tale prospettiva, si mostra come una dimensione presente
nelle pratiche socioculturali e linguistiche (GIDDENS, 1980). Dove dietro ogni azione vive una
volontà di potere finalizzata all’azione stessa del fare. Il concetto di agentività è in grado di
spiegare il passaggio del modo in cui la riproduzione sociale diviene trasformazione sociale (18).
Per comprendere quale sia la credenza popolare, attorno a chi eserciti l’agentività, può rivelarsi
utile porre a confronto varie società con metodo comparativo. E farlo sulle modalità in cui la
gente interpreta le situazioni vissute e ne attribuisce le responsabilità (19). Inserito nel contesto
dei campi del linguaggio come strumenti del potere. Alcuni interessanti studi contemporanei
come quelli dell’antropologo Dennis Tedlock (20) rivelano come le formazioni socioculturali
possano dare forma a degli scambi linguistici cotali sì che la cultura si sviluppi in ogni sua forma
quotidianamente. Sostiene Alessandro Duranti (1991), antropologo, che concedendo un attento
interesse nei confronti del mondo linguistico in se, si può rendere maggiore chiarezza sulla
capacità di azione umana (21). Concretizza tale presupposto a seguito di alcune sue ricerche
effettuate sul campo a Samoa, attraverso cui si può vedere come l’uso delle marche ergative
(22) da parte dei samoani, possa rivelare il modo in cui essi attribuiscono la responsabilità di
un’azione a qualcuno piuttosto che un altro, in particolare nei casi di approvazione o critica. Ne
deriva un punto di vista in base a cui gli individui più potenti, per differenziazione di status,
abbiano maggiori probabilità di far uso della marca ergativa ogniqualvolta desiderino accusare
qualcuno di un atto malevolo intenzionalmente compiuto (DURANTI, 1991). Al contrario i più
deboli, cercheranno di reagire alle accuse rivolte loro proponendo definizioni linguistiche
alternative degli eventi accaduti. Si crea una sorta di grammatica della lode e del biasimo, che
Duranti individua e ne mostra l’azione come parte integrante delle forme linguistiche, di cui un
parlante fa uso. Azione modellata dalle stesse strutture linguistiche. Per scoprire in che modo
l’agentività, come capacità di azione, si manifesti attraverso la lingua, i ricercatori possono
analizzare le marche ergative e le forme verbali ma anche i tratti linguistici quali l’uso dei
pronomi, l’organizzazione in turni di parola, le sovrapposizioni, la struttura narrativa delle storie
(DURATI, 1991).
8. Linguaggi di Genere
Gli antropologi del linguaggio che conducono ricerche nell’ambito dei rapporti fra linguaggio e
genere hanno dato notevoli contributi allo studio dell’azione umana, indagando il carattere
multifunzionale di specifici tratti linguistici e dimostrando in che modo le azioni e le parole danno
forma alle strutture sociali fondate sul genere e ne subiscono l’influsso. Proprio l’antropologia
del linguaggio in virtù del suo particolare interesse per l’analisi delle interazioni, agevola la
comprensione dei micro e macro processi della vita sociale. Il linguaggio può esser pensato in
un modo diverso e complementare, in base a quello che può fare sia per gli individui sia per la
società con le sue intenzioni e principi nell’interazione quotidiana il linguaggio svolge un ruolo
di importante mediazione. Tutte le attività umane presuppongono l’uso della parola (23)
(DURANTI, 2003). Il potere, che detiene il linguaggio è innegabile, e per diverse ragioni. Entro un
quadro antropologico della questione, risulta fondamentale la potenzialità del linguaggio di
unire il passato con il futuro, questo gli rende un potere assoluto a partire dall’homo sapiens. La
narratività facilita questo processo, permettendo la pianificazione dell’immaginazione sino
all’invenzione. Comportamenti, credenze, valori mutano ma la coerenza viene mantenuta
proprio grazie all’azione compiuta del linguaggio. Inoltre tali connessioni permettono la vita
sociale e tra individui diversi. Il linguaggio facilita la connessione tra diverse realtà. Questa presa
di coscienza, fornisce una base metodologica ad un approccio di questo tipo al potere che viene
riconosciuto al linguaggio. Il potere della parola è parte integrante della costituzione della realtà
ed è un’attività che ha conseguenze per chi vi partecipa. Un esempio di pratica sociale sono i
saluti. Gli aspetti performativi del linguaggio implicano che il linguaggio sir realizzi in concreti
atti con l’uso della parola, concetto che critica quanto sostenuto da Chomsky, in quanto la
sistematicità degli atti di parola consente che questi siano fatti oggetti di studio, come
dimostrato nel 1977 dalle teorie sul potere della conversazione di Labov (SCHEGLOFF, 1974;
ORLETTI, 1994; FASULO PONTECORVO, 1999). Metodologicamente questo sottolinea come sia
possibile avere una scienza del linguaggio partendo dagli atti linguistici. Si riconosce la logica del
parlato ad uso quotidiano e sociale. I saluti sono un esempio d’uso del linguaggio e palesano il
bisogno dell’uso coadiuvante del corpo. Il parlare inoltre agisce non si limitandosi ad informare
(WITTEGENSTEIN, 1953; AUSTIN, 1962; SEARLE, 1976; SBISÀ, 1989).
9. Potere al Corpo
Come le azioni di ordinare e proibire, i saluti dimostrano tale funzione pragmatica, in quanto
costruiscono contesti interazionali, si assegnano colpe e meriti con l’uso della parola come
azione sociale, che costruisce una realtà. Questo è il concetto di performance come potere delle
parole di fare. Il linguaggio è in grado di stabilire identità etniche e di genere. Oltre al contenuto,
l’uso stesso della parole, all’interno del linguaggio, è in grado di suscitare ammirazione o
disapprovazione. L’autorità, il potere, di chi parla, è determinato dell’abilità del saper parlare, e
raccontare. Un’esibizione di abilità narrative e argomentative che suscitano giudizi di valore
(DURANTI, 2003). Comunque la performance implica il rischio dell’altrui giudizio e della
responsabilità di ciò che si dice. Nel parlare ci si espone all’altrui giudizio, che è elemento di
rischio, nonché la responsabilità morale di quel che viene detto. L’autocoscienza umana è
caratterizzata dalla necessità di valutare motivazioni e risultati del nostro agire che giustificano
azioni e parole (DURANTI, 2003). L’uso del linguaggio attiene ai fatti sociali e collettivi, non si
può prescindere dal concetto di partecipazione. Il parlare come atto interattivo e culturale. Il
potere per definizione si noti è un’azione che avviene tra due o più soggetti in cui uno impone
l’azione e l’altro a subisce o l’accetta consentendo ad essa. Questa dialogicità rende possibile
che l’azione di parlare abbia le stesse caratteristiche del potere. Medesime possibilità dell’agire.
La ricerca si sviluppa sulle modalità in cui un parlante abbia facoltà di cambiare contenuto in
base al contesto (GOODWIN, 1979; 1981). Colui che parla non è con necessità l’autore delle
parole che usa, non si esclude che si limiti a riportarle. Esistono diversi ruoli per colui che ascolta
e colui che parla (GOFFMAN, 1981). L’uso della parola implica un agire, che ha delle determinate
conseguenze psicologiche e sociali. La comunicazione tramite il parlare è un tipo di attività
sociale condivisa che definisce relazioni sociali, capace di creare ruoli determinati e relazioni di
potere.
10. La Realtà come forma di Potere
La sociologa Susan Philips in un articolo dal titolo Power, afferma che costituzione della realtà
sociale è una forma di potere, dove il potere del linguaggio si palesa come creatore della realtà.
Gli studi antropologici del linguaggio, hanno fatto emergere alcune teorie su come avvenga tale
processo di creazione del reale. Il potere che ha il linguaggio di costituire il reale vive nelle
strutture lessicale, morfologica e semantica della lingua, secondo l’idea che la lingua parlata da
un gruppo sociale porti ad una determinata visione del mondo. A partire dagli anni sessanta,
questa visione colloca la creazione della lingua direttamente nel processo del discorso parlato
per mezzo degli attori sociali. Tesi sviluppata e sostenuta dagli studi sul rapporto fra linguaggio
e conoscenza. Il discorso detiene il potere di costruzione del reale, in teoria una dimensione che
dia modo di svilupparsi ari rapporti di dominio. Il linguaggio così è visto come strumento di
creazione delle realtà sociali. Ovviamente il potere non è detenuto in modo equilibrato, la
costruzione dei significati nello specifico contesto a cui si fa riferimento, è ad appannaggio di chi
possiede la facoltà dell’utilizzo della parola. Il potere esercita controllo attraverso la produzione
del discorso. La definizione del reale viene gestita da individui il cui status è socialmente
riconosciuto con un potere superiore agli altri, grazie alla possibilità di controllare l’assegnazione
dei turni di parola. Nella teoria antropologica circa il rapporto fra lingua e potere la creazione di
realtà sociali ottenuta manifestando le strutture linguistiche nel discorso, costituisce il processo
che mantiene in vita e trasforma nel tempo rapporti di potere più vasti, di natura socio-storica.
NOTAS
(1) Noam Chomsky, (2002) Linguaggio e politica, Roma, Di Renzo Editore, p.16.
(2) Noam Chomsky, (1977) Note sull’anarchismo, in Per ragioni di stato, Torino, Einaudi, pag.451
e Ivi, pag.456, Ivi, p. 455.
(3) Giorgio Sola, La teoria delle élites, Il Mulino, Bologna, 2000, p. 7.
(4) Chomsky N., Herman E S, (1988) La fabbrica del consenso, cit. tit orig. Manufacturing consent:
the political economy of the mass media.
(5) Neil Postman (New York, 8 marzo 1931 – New York, 5 ottobre 2003) è stato un sociologo
statunitense professore elementare teorico dei mass media e critico della cultura
contemporanea è stato professore associato dell’università di New York. I saggi qui citati sono
Social science as theology. Postman, Neil Etc. Vol 41 (1), 1984, p. 22-32.
(6) Herbert Marshall McLuhan (Edmonton, 21 luglio 1911 – Toronto, 31 dicembre 1980)
sociologo canadese. Sua la celebre tesi secondo cui il medium è il messaggio.
(7) Neil Postman, Divertirsi da morire. Il discorso pubblico nell’era dello spettacolo, Marsilio
Editori, Venezia, 2002.
(8) Aldous Leonard Huxley (Godalming, 26 luglio 1894 – Los Angeles, 22 novembre 1963)
scrittore britannico di romanzi di fantascienza, saggi, racconti brevi, poesie e racconti di viaggio.
Umanista e pacifista, è stato anche interessato a temi spirituali come la parapsicologia e il
misticismo filosofico.
(9) Aldous Huxley, Il mondo nuovo (Brave New World), traduzione di Lorenzo Gigli e Luciano
Bianciardi, Oscar Mondadori, Milano 1991.
(10) Nel romanzo la vicenda è ambientata secoli nel futuro ed un unico governo regge tutto il
mondo, completamente unificato. La massima Autorità è Ford o Sua Fordità, figura quasi mitica
e religiosa. Il riferimento all’omonimo inventore della catena di montaggio è evidente e
particolarmente significativo: il mondo nuovo è un sistema di controllo delle persone dal
concepimento alla morte tutto acquisisce una valenza totalitaria e l’aspetto politico diviene
indistinguibile da quello religioso. Tutto questo deve essere accettato
comenaturaledall’interessato e a questo fine inizia, già prima della nascita, un severo processo
di condizionamento: tutta la vita è già segnata, è inutile resistere all’ineluttabile.
(11) Ray Bradbury (Waukegan, 22 agosto 1920 – Los Angeles, 5 giugno 2012) scrittore
statunitense innovatore del genere fantascientifico, iniziò la sua carriera scrivendo racconti su
riviste specializzate. Il successo arriva negli anni Cinquanta quando li raccoglie tutti in un volume
che viene pubblicato sotto il titolo Cronache Marziane. In seguito al successo della sua prima
raccolta, inizia a scrivere anche sceneggiature cinematografiche. Fahrenheit 451″ è uno dei suoi
romanzi più famosi.
(12) Uscito nel 1951 sulla rivista Galaxy Science Fiction, Fahrenheit 451 vede la luce nel 1953
sulla rivista Playboy. A causa dell’ombra del maccartismo e nessun editore voleva rischiare la
pubblicazione di un libro che si discostava dal comune sentire.
(13) François Truffaut (Parigi, 6 febbraio 1932 – Neuilly-sur-Seine 21 ottobre 1984) regista,
sceneggiatore produttore cinematografico, attore e critico cinematografico francese.
Importante protagonista del cinema francese tra gli anni sessanta e settanta, assieme agli amici
e colleghi Jean-Luc Godard, Claude Chabrol, Eric Rohmer e Jacques Rivette diede vita a una
nuova corrente cinematografica denominata nouvelle vague, letteralmente nuova ondata, che
traeva ispirazione dalla passata stagione del Neorealismo italiano e che influenzerà
successivamente numerosi registi americani della New Hollywood.
(14) Con l’attore Oskar Werner nella parte del protagonista del libro il pompiere Guy Montag
che si ribella al sistema.
(15) Altri film si sono ispirati a tale scena di Trouffaut dal titolo rispettivo: Equilibrium e
Pleasantville.
(16) Il Grande Fratello in inglese Big Brother, fratello maggiore è un personaggio immaginario
creato da George Orwell, presente nel romanzo 1984. È il dittatore dello stato totalitario
chiamato Oceania. Nella società che Orwell descrive ciascun individuo è tenuto costantemente
sotto controllo dalle autorità. Lo slogan Il Grande Fratello vi guarda ricorda continuamente agli
abitanti la sua superiorità assoluta nella piramide gerarchica.
(17) George Orwell, pseudonimo di Eric Arthur Blair (Motihari, 25 giugno 1903 – Londra, 21
gennaio 1950), giornalista, saggista, scrittore e attivista britannico. Conosciuto come opinionista
politico e culturale ma anche noto romanziere Orwell è uno dei saggisti di lingua inglese più
diffusamente apprezzati del Ventesimo secolo. Probabilmente è meglio noto per due romanzi
scritti verso la fine della sua vita, negli anni quaranta: l’allegoria politica de La fattoria degli
animali e 1984, che descrive una così vivida distopia totalitaria dall’aver dato luogo alla nascita
dell’aggettivo «orwelliano», oggi ampiamente usato per descrivere meccanismi totalitari di
controllo del pensiero. Orwell condusse sempre la sua attività letteraria in parallelo con quella
di giornalista e attivista politico. Era e rimase sempre d’ispirazione politica di sinistra ma la presa
di coscienza, anche in seguito a tragiche esperienze personali, delle contraddizioni e degli errori
del comunismo realizzato in Unione Sovietica sotto Stalin lo portarono a essere antisovietico e
antistalinista, scontrandosi così con una consistente parte di sinistra europea. Nel 1946 Orwell
scrisse: Ogni riga di ogni lavoro serio che ho scritto dal 1936 a questa parte è stata scritta,come lo vedo io.
(18) Chomsky N. Herman S.E (1998) La fabbrica del consenso, Tit Orig. Manufacturing consent:
the political economy of the mass media Marco TropeaEditore Milano.
(19) Ad esempio analizzando lettere comunicazioni personali, in cui si parli di chi ha fatto cosa
ed in virtu’ di quale potere: decidere eventi della comunita sociale o dei singoli, matromoni
funerali, eventi importanti per il bene sociale e quant’altro.
(20) Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, il sociologo Anthony Giddens fu il primo a
diffondere l’uso del termine agency; assieme a sociologi ed antropologi quali Pierre Bourdieu e
Marshall Sahlins, Giddens, ne è nata una scuola di pensiero, chiamata da Sherry Ortner, studiosa
che ha contribuito in prima persona a questo programma di studi.
(21) DennisTedlock (b.19 Giugno 1939) è professordi Antropologiapresso l’Universitàdello Stato
di NewYork a Buffalo. Nel 1986, ha vinto il Premiodi traduzionePENper il suolibro diPopol Vuh: I
Mayaaglialbori della vita, e nel 1997è stato il destinatario de lPremio American
Anthropologicaloggi si occupa di antropologia dialogica.
(22) Alessandro Duranti, Professordi Antropologia ePresidedi Scienze Socialipresso la
UCLA.esperto didiscorso politico Tra i suoi libridalla grammatica allaPolitica: Etnografia del
parlare quotidiano (1991) Antropologia linguística i nun western Samoan Village (Univ.of
California Press, 1994), From Grammar to Politics (1994), Antropologia linguistica (Cambridge
Univ. Press, 1997) Antropologia Linguistica (Blackwell, 2004), Linguistic Anthropology: A Reader
(2001).
(23) Nelle Lingue ergative: i criteri di codifica e di distribuzione come le marche di caso, l’accordo
verbale o la possibilità di omettere degli elementi in contesti specifici, definiscono due classi di
elementi, una classe che include: il soggetto intransitivo e il complemento oggetto transitivo ed
una classe che include il soggetto transitivo.
(24) Duranti A. Il parlare come pratica sociale 2.1, p.45. In: Il Manuale di psicologia sociale Ed. G.
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Pubblicato da annaluanatallarita

Scrittrice, cantante jazz, filosofa antropologa. Artista e designer. Anna Luana è la figura rinascimentale dell'artista a tutto tondo.Curiosa delle sfaccettature umane, ne ha intervistato, scovato ed elaborato le potenzialità i segreti le eccentricità, le normalità e le naturalità. Docente universitaria a Lisbona, è docente a contratto anche nelle scuole italiane secondarie superiori, per varie discipline, (lettere classiche, filosofia, design, musica..) quest'anno a Milano. Philosophy Doctor, ha conseguito il primo dottorato di ricerca con una tesi sulla volontà di potere e le sue manifestazioni sociali architettoniche e di design. Plurilaureata è un intellettuale e tutto tondo, italo portoghese, viaggiatrice e attenta, analista politologa della società contemporanea. Il Suo ultimo libro: Il potere del potere, tratta delle tematiche del potere e delle sue manifestazioni materiali, a dicembre sarà in uscita il nuovo libro sul : potere della comunicazione. Non si fa mancare le produzioni artistiche, infatti nel 2019 esce il suo 6 disco di jazz: Eva, con liriche scritte e composte da lei e magistralmente suonate da i musicisti A.Rea D.Rosciglione L.De Seta. e un un singolo pop, con video di domenique Carbone: La notte imprevedibile.oltre a mostre fotografiche e pittoriche. www.annaluanatallarita.com

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