Spazio, Azione e Comportamento, Anna Luana Tallarita

Il signore Dio prese l’essere umano e lo pose nel giardino di Eden, Perché lo coltivasse e lo custodisse. Genesi, 2: 15

Questo articolo, nasce nel percorso di ricerca effettuato per il lavoro di tesi di dottorato. È possibile affrontare con uno spirito critico le relazioni di potere tra gli esseri umani, se osservati entro uno specifico spazio, che risulti connesso a tutta una serie di simbologie e comportamenti. Dall’approccio all’istituzione del potere come azione che manifesta se stessa, alla marcazione del territorio e la possibilità di non avere rivali per la riproduzione con le varie correlazioni. Si affiancano a questi altre tipologie di reazioni specifiche relazionate alla sfera del potere e questo perchè alla base del vivere si fondamentano i rapporti tra il potere e l’individuo tra il simbolo e lo spazio, la cui percezione avviene entro le relazioni individuali e sociali, conseguenze comprese. Esistono molte realtà per quanti siano i soggetti a percepirla, ogni organismo può essere definito come monádico e detentore di un proprio modo di percepire la realtà di cui possiede un’esperienza diretta, soggettiva e specifica. I fenomeni pertinenti alla vita di una specie biologica non sono trasferibili ad altre specie in quanto l’esperienza della realtà da parte di due organismi distinti è specifica e non assimilabile tra loro. L’atteggiamento simbolico dell’essere umano è inserito nel più complesso contesto della sua evoluzione, i cui comportamenti si rivelano essere sviluppi fondamentali del cammino del genere umano.

  1. Studi sull’evoluzione umana

 

2.1. Charles Darwin e Johann Von Uexküll

 

Gli studi sull’evoluzione umana a partire dai primordi facilitano la comprensione dei meccanismi che sono alla base della gestione del potere e facilitano il riconoscimento di quegli strumenti atti alla manifestazione ed alla comprensione. Alla fine dell’ottocento hanno cambiato il modo di approcciarsi al genere umano, nel campo del patrimonio biologico e genetico, del rapporto con l’ambiente e con i suoi antecessori nel mondo animale. L’opera di Charles Darwin Origin of species, 1859 segnerà una svolta nella storia scientifica dell’umanità, ha enunciato i principi dell’evoluzione nel corso delle sue cinque riedizioni. Un nuovo sapere si opponeva a quello tradizionalmente accettato sino a quel momento. Nella prima edizione del testo vengono definiti come ancora sconosciuti numerosi fenomeni di grande rilievo, oscuri o misteriosi (1) unknown, obscure, mysterious.

Impotenza che palesa una confessione di profonda ignoranza (DARWIN, 1859: 44). Darwin dedica un capitolo sull’incompletezza della documentazione geologica per sottolineare la complessità dell’impresa dato che l’evoluzione è interpretabile come una storia di cui si possiede dell’ultimo volume solo qualche pagina di cui sono leggibili poche righe (DARWIN, 1859: 293). Nel suo studio appare la consapevolezza del susseguirsi dei diversi sistemi evolutivi e della collaborazione di più fattori oltre la sola selezione naturale, come gli effetti ereditari e la selezione sessuale, il tutto all’interno di una serie di evoluzioni progressivamente più complesse.

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Figura 1. R.Felicioni sog. Al.Tallarita Evoluzione

 

Nell’ultima edizione di Origin of species, 1860 il riferimento alla selezione naturale è l’agente principale dei mutamenti ma non l’unico (DARWIN, 1871: 87) (2). Seguiranno a questi studi le varie critiche e teorie sull’evoluzione e il comportamento dell’essere umano che riempiranno le pagine della storia teorica sull’evoluzione generatrice di quei conflitti che animano il contemporaneo. Le convinzioni derivate su presunte origini biologiche e genetiche dei comportamenti umani e degli atteggiamenti legati alla trasmissione della volontà di potere, del rapporto con lo spazio e delle conseguenze che questo comporta, anche se non sempre provate. Un complesso di studi che mostrerà tutto è il contrario di tutto su questo animale simbolico che è l’essere umano, tra errori di valutazione o sottovalutazioni sulla reale e complessa e duplice natura umana: materiale e immateriale il cui perimetro è il corpo. La biologia tenta di chiarire queste specificità, le ipotesi generali di Johannes Johann Von Uexküll

spiegano i concetti di specificità partendo dagli studi su una specie animale: la mosca. Nel mondo di una mosca troviamo solo cose di mosca, la visione oggettiva dello schema del mondo biologico proposta dal teorico mostra l’anatomia comparata come chiave unica per la conoscenza della vita animale. Perché se si conosce la struttura anatomica di una specie animale si è in possesso di tutti i dati necessari per ricostruire il suo particolare mondo di esperienze. Una precisa analisi della struttura del corpo animale: numero, qualità e distribuzione dei diversi organi dei sensi e del sistema nervoso mostrano perfettamente il mondo interno ed esterno di quell’organismo. Von Uexküll cominciò le sue investigazioni con lo studio delle forme organiche elementari per poi estenderlo a tutte le altre. Ogni animale vive chiuso nel suo mondo-ambiente chiuso rispetto agli altri mondi-ambienti connessi. La struttura anatomica possiede un sistema di causa ed effetto che garantisce la sopravvivenza grazie alla cooperazione ed all’equilibrio di questi due sistemi di ricezione ed emissione. Similmente la persona umana dopo aver scoperto la realtà attua alcune strategie per adattarsi al suo ambiente (4) (UEXKÜLL, 1967).

 

  1. L’ animale Simbolico

 

3.1. La Dimensione dell’animale uomo

 

Il sistema simbolico per l’essere umano si pone come uno stadio intermedio tra il sistema ricevente e l’emissario ed è presente nelle varie specie animali. L’individuo cerca una comparazione tra sé e le altre specie. Attua un processo percettivo condizionato da una presa di coscienza consapevole. A seguito della quale si hanno due risposte distinte, differenziate da un’unica reazione di tipo organico. La risposta dipende comunque da stimoli esterni. La risposta è ritardata quando avviene, non a seguito di un complesso processo derivato dal pensiero e non dunque come reazione organica. Il complesso percettivo simbolico costruito dall’umanità e dalla sua cultura servono a superare le limitazioni di base della vita organica.

 

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Figura 2. Performance L’animale Simbolico R.Felicioni sog. Al.Tallarita

 

 

 

3.1.1. Il Simbolismo e il Linguaggio

 

La scienza in particolare ha cercato di collegare il simbolismo allo scibile più elementare e ne è scaturita un’opposizione tra correnti di pensiero quali: l’idealismo e il materialismo, lo spiritualismo e il naturalismo. L’atteggiamento simbolico dell’essere umano deve essere distinto dai comportamenti delle altre specie e gli esperimenti di Ivan Pávlov (5) sugli stimoli rappresentativi hanno prodotto numerose conferme a sostegno di queste teorie. Il sistema nervoso svolge un ruolo dominante nel regolare il processo digestivo, e questa scoperta è di fatto la base della moderna fisiologia della digestione. Le ricerche lo portarono a definire una scienza sul riflesso condizionato. Diverse ricerche sperimentali hanno contribuito alla comprensione del rapporto essere umano-simbolo, uno studio effettuato su scimmie antropoidi ha messo in evidenza la realtà della risposta legata ai segni (6), i risultati raggiunti attraverso i numerosi esperimenti d’apprendistato hanno dimostrato che nel comportamento delle scimmie antropoidi hanno luogo dei veri e propri processi simbolici. Robert M. Yerkes (7) propone una sua interpretazione evidenziando come l’osservazione dei processi simbolici non sia facile, questo perchè gli studi sui primati e sugli scimpanzé in particolare, portano a continue revisioni delle teorie e allo sviluppo di nuove conoscenze poste a confronto con l’universo simbolico dell’essere umano (8). Occorre fare riferimento a più forme di comunicazione per non incorrere in un atteggiamento pregiudiziale. Il linguaggio emotivo risulta da un procedimento di costituzione. La determinazione concettuale del linguaggio potrebbe essere un punto di partenza. Le sue caratteristiche sono l’uniformità e la semplicità. Ma sono altresì presenti elementi di livelli sistematici e biologici (9). La parola è parte di un discorso che possiede una struttura sintattica e logica definite (RÉVÉSZ, 1940) (10) e la presenza di segni obiettivamente riferiti è fondamentale per la costituzione del linguaggio (11) (BALLY, 1936). Nelle sue teorie sul comportamento dei primati Wolfgang Koehler (12) presenta le modalità di espressione analizzando i gesti degli scimpanzé attraverso cui vengono espresse le emozioni di base. In un linguaggio non articolato pur essendo presenti elementi fonetici comuni al linguaggio umano, le manifestazioni sonore comunque non descrivono mai oggetti (13). Potrebbe trattarsi di un gioco fonetico soggettivo che esprime emozioni pur non descrivendo oggetti precisi. Questa differenza tra i due tipi di linguaggio rappresenta la frontiera tra il mondo umano e quello animale (CASSIER, 1967). Si è tracciata una distinzione tra i due tipi di linguaggio sulle basi della psicologia del linguaggio il neurologo inglese Jackson ha introdotto il termine di linguaggio proposizionale, contrapposto a linguaggio emotivo. Ed utilizza questa definizione nella descrizione di situazioni patologiche. Soggetti affetti da afasia pur non perdendo la competenza sull’uso della parola, non possono usarla in senso obiettivo nella psicopatologia del linguaggio, le teorie di Jackson sono risultate fondamentali. W. Koehler insiste sul fatto che il linguaggio non sia alla portata della scimmia antropoide, sostenendo che la mancanza di quella risorsa tecnica unita alla limitazione di componenti del pensiero come le immagini, costituiscono le cause del differente sviluppo culturale del primate rispetto a quello umano. Se partiamo da una definizione chiara e precisa del linguaggio risultano eliminate tutte le altre forme di espressione presenti negli altri animali. Alcuni studi sperimentali sul rapporto tra il linguaggio ed il simbolismo di una relazione tra l’essere umano e la scimmia antropoide vedono una sorta di tappa filo-genetica primitiva nell’evoluzione dei processi simbolici. Alcuni processi di simbolicità dei segni avvengono in modo similare nello scimpanzé (14), espressioni funzionali semplici di utilità limitata se paragonati al processo conoscitivo umano, di fronte alla cui costatazione non vanno confuse la questione genetica con quella analitica-fenomenologica dato che l’analisi logica del linguaggio umano è priva di paralleli con altri linguaggi. (CASSIER, 1967) (15).

 

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Figura 3. Performance Il Linguaggio R.Felicioni sog. Al.Tallarita

 

 

 

 

 

3.2. Jean-Jacques Rousseau

 

 

 

Per Jean-Jacques Rousseau (16) l’essere umano che pensa è un animale corrotto che agisce attuando una reversione dell’ordine naturale entro un universo simbolico costituito per: il linguaggio, il mito, l’arte e la religione legati all’esperienza umana. Attraverso l’esperienza gestita a partire dall’attività simbolica si perde il contatto con la realtà materiale e l’essere umano attraverso il dialogo con le immagini artistiche, i simboli mitici, le religioni e in conversazione con il proprio sentire ha conoscenza di una nuova realtà alla luce di tutte queste esperienze (17). Da tale esperienza simbolica si apre la via per la manifestazione individuale nella società oltre che per la sua comprensione. Il progresso culturale si basa sul pensiero simbolico la cui azione caratterizza e rappresenta le specificità della vita umana.

 

 

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3.3. Linguaggio: Similitudini e Differenze

 

 

 

Nonostante le similitudini che possono riscontrarsi se si pone in paragone l’atteggiamento dei primati nei confronti del linguaggio e dell’approccio simbolico, è importante operare una distinzione tra segni e simboli tenendo presenti anche le differenze dovute a un’evoluzione che conduce a stadi diversi rispetto all’essere umano. Certamente la condotta animale partecipa di un complesso sistema di segni. Ma indubbia è la distanza tra questi fenomeni e l’intelligenza che è legata al linguaggio simbolico umano. Queste argomentazioni si inseriscono in qualcosa di più complesso e generale riguardante le modalità del comportamento che John Dennis Carthy (1966) (18) professore e primatologo, definisce come l’insieme di risposte adattive a un ambiente. Quello che si percepisce dalle reazioni di un animale scaturite entro un ambiente è influenzato da fattori variabili, infatti lo studio del comportamento comincia già a partire da quello della postura dato che anche quando l’individuo sembra inattivo si è di fronte a una reciproca influenza tra lui e lo spazio definita anche nell’azione del non agire. Con una osservazione lenta e ripetuta si è in grado di riconoscere il comportamento, come si sviluppa inizialmente e a seguito degli stimoli ambientali in quanto direttamente dipendente dai fattori ambientali. Correlazionare i comportamenti con gli stimoli ricevuti rende la possibilità di creare un etogramma in cui l’influenza del vagliatore è azzerata e si tengano in considerazione le variazioni climatiche, cercando di evitare quanto possibile un approccio di tipo antropomorfista. L’osservazione del comportamento animale richiede un tempo preciso che è quello dato a stabilire la gamma delle circostanze e delle sue variazioni sviluppate dagli animali (CARTHY-HOWSE, 1979).

 

  1. Apprendimento e Ambiente

 

4.1. Comportamento Adattivi

 

Si definisce apprendimento un cambiamento adattativo che si presenta nel comportamento come risposta a un’esperienza, che si rivela permanente e coinvolge il sistema nervoso centrale. Alcuni sostengono che i meccanismi del comportamento derivino dall’ambiente e dall’istinto e le accezioni adattative sono considerate apprendimento iniziato con la memoria a breve periodo e a cui sono ascritti diversi fenomeni derivati da differenti meccanismi neurofisiologici. Alcuni comparti della memoria a cui l’animale ricorre sono stabiliti nel sistema nervoso centrale, componenti differenti intervengono per la memoria a breve e a lungo periodo. La prima questa implica alcune reazioni di tipo elettrico dovute alle stimolazioni ricevute e non va oltre i pochi minuti in quanto subito rimossa. La memoria lungo periodo implica delle reazioni biochimiche delle cellule nervose ed è accompagnata da un nuovo contatto tra le cellule, inoltre si unisce l’abitudine quale comportamento acquisito che spinge gli animali a compiere attività dando priorità a quelle di rilevanza biologica non interrotte da situazioni intervenute successivamente. L’animale impara così a non reagire se lo stimolo che sente non è accompagnato da conseguenze sgradevoli con una risposta ascritta al sistema nervoso che non nasce da un adattamento sensoriale. Il condizionamento abbraccia ogni sfera dell’apprendimento favorendo lo sviluppo delle associazioni ricompensa-punizione come risposta dell’animale. Negli esperimenti l’uso del cibo come nell’esperimento di Pavlov, è un rinforzo per il processo di apprendimento. Una volta stabilito il proprio territorio gli animali imparano velocemente a riconoscere le caratteristiche del loro ambiente e dopo tali

 

informazioni si occuperanno di sopperire ai bisogni primari stabilendo le modalità riproduttive. Alcune cose apprese si saldano nella memoria per una facoltà definita imprinting, l’apprendimento del canto tra i passeri costituisce un esempio di questa modalità definita così da Konrad Lorenz (19). Si tratta di un processo attraverso il quale l’animale impara a riconoscere le caratteristiche del suo ambiente in modo da identificarne le caratteristiche e definirne quelle potenzialmente nocive. Per rispondere ai pericoli spesso molti animali vivono in gruppi, per tempi più o meno lunghi in base alle esigenze che possono anche essere determinate dalla cura di piccoli o dalla protezione del gruppo stesso.

 

4.2. Aggregazioni e Disgregazioni

 

I vari tipi di aggregazione hanno regole di comportamento adottivo, che sono regolatrici della convivenza e della coesione in una specie di animali, raggruppati nel luogo dove ognuno agisce individualmente, infatti nella società gli individui cooperano e costituiscono raggruppamenti con proprie organizzazioni, spesso con meccanismi di riconoscimento ed esclusione per gli estranei senza negare in assoluto azioni di altruismo, azione fondamentale per l’evoluzione. Il comportamento alla base della divisione del lavoro si basa sulla ripartizione nel gruppo tra procreatori e non procreatori i quali lavoreranno per chi opera per la prole sacrificandosi se necessario per la difesa della società. La selezione della specie non garantisce la prosecuzione di questi soggetti altruisti in quanto l’evoluzione dà maggiori garanzie a chi è soggetto riproduttore e che garantisce la prosecuzione della specie in quanto i geni favoriti sono quelli che conducono al comportamento altruista (CARTHY-HOWSE, 1979). La divisione del lavoro nelle società dei primati dove gli individui si specializzano nei diversi compiti, è sviluppata in varie specie come i babbuini che si muovono in uno spazio piuttosto ampio e devono difendersi dai predatori. Il maschio dominante di solito il più grande e più forte ha una posizione che dipende dalla sua forza ma anche dalla sua capacità di relazionamento con gli altri maschi. Possono collaborare proteggendo gli individui più deboli o negli spostamenti accompagnare i più giovani e le femmine posizionandosi davanti e dietro. I segnali di dominanza e sottomissione tra i primati sono vari, l’atteggiamento di dominio ad esempio implica un andamento nell’andare rilassato e fiducioso con un approccio diretto ai subordinati. Camminando guardano di lato o si scostano con un andare esitante e una postura accasciata. La gerarchia di dominanza nelle società dei primati funziona bene e assicura la cooperazione pacifica nel gruppo così che tutti gli individui conoscano le loro posizioni e sappiano come rispondere a tutti gli altri membr. Il lavoro di Harry Harlows (20) con i macachi mulatti ha chiarito la natura di questi rapporti sociali tra i primati, da questi si evince come inizialmente la dipendenza del cucciolo dalla madre sia così forte da fare sì che questa non si allontani mai molto, con il cucciolo che si aggrappa alla madre al primo segnale di minaccia. L’interazione comincia con gli altri giovani macachi durante il gioco con gli altri i cuccioli, durante il quale sviluppano le abilità motorie e familiarizzano con gli altri attraverso il contatto e le dispute che persisteranno poi nella vita adulta. Le basi del comportamento adulto sviluppato sono lanciate nell’infanzia e nell’adolescenza mentre i legami tra i cuccioli delle diverse femmine assicurano la coesione della società. Tra i macachi mulatti anche le posture per l’accoppiamento sono apprese durante i giochi d’infanzia e la cura dell’igiene reciproca favorisce i contatti intimi (CARTHY-HOWSE, 1979).

4.3. Linguaggio: segni e segnali

 

Gli esperimenti citati di Pávlov spiegano di come gli animali possano essere allenati al fine di reagire agli stimoli diretti e agli stimoli indiretti rappresentativi appartenenti alla sfera simbolica dei segni. Il discorso si compone di segnali e simboli e il segno è parte del mondo fisico dell’essere mentre il simbolo è parte del mondo umano del senso. I segni sono operatori hanno un aspetto fisico e sostanziale e i simboli sono designatori e possiedono un valore funzionale (MORRIS, 1938) (21). Edward Thorndike (22) nella sua opera L’intelligenza animale, definisce come un mito l’idea che l’animale reagisca ad un’impressione sensibile in modo cosciente e con una reazione simile ad un’impressione sensibile che sia differita dalla sola associazione per somiglianza (THORNDIKE, 1911). Osservazioni posteriori hanno portato ad ulteriori approdi teorici sul fatto ad esempio che animali superiori abbiano la capacità di risolvere problemi difficili attraverso soluzioni meccaniche e inoltre che alcune reazioni degli animali superiori non siano casuali ma guidate da una visione precisa, dove l’adattamento all’ecosistema e la modificazione dell’ambiente avvengono di conseguenza per l’utilizzo intelligente delle proprie risorse, constatazioni sono state compiute nella consapevolezza che non tutte le azioni animali siano governate dalla presenza di un stimolo immediato (23). Le specie animali possiedono un’immaginazione ed un’intelligenza pratica là dove quella umana ha sviluppato una nuova intelligenza e una forma di immaginazione simbolica, la cui prerogativa sia l’applicabilità universale in quanto ogni cosa è definibile per un nome. Altra caratteristica dei simboli è la variabilità, contro l’universalità, per la quale la stessa idea può essere espressa in termini differenti anche dentro una sola lingua, così come si può esprimere lo stesso senso in lingue diverse. Il segno concreto ed individuale si riferisce ad una certa cosa specifica a cui è relazionato (24).

 

  1. Analogie e differenze tra i primati

 

5.1. La Scimmia Nuda Desmond Morris

 

Con la Scimmia Nuda Desmond Morris nel 1967 (25) ha contribuito a comprendere la pecie umana in un più ampio contesto, ponendo l’osservatore nei confronti dei comportamenti quotidiani con il distacco e l’ironia della scienza. In un excursus che muove dalle abitudini sessuali a quelle alimentari, dai riti sociali alla passione per l’arte e per il gioco, dalle forme dell’educazione alle attività professionali l’Homo sapiens lo scimmione senza peli è soggetto a numerose interpretazioni. Basta sottolineare un elemento o l’altro della sua vita e diventerà scimmione: verticale o fabbricatore di attrezzi o intelligente, territoriale o insegnante (MORRIS, (1967). L’approccio etologico umano di Morris, affianco a Lorenz e Eibl-Eibesfeldt (26) rappresenta un’ermeneutica della finitudine, un contributo alla consapevolezza dei limiti della specie. Morris condivide la preoccupazione dell’etologo sugli effetti potenzialmente rovinosi del distacco sempre più ampio fra le acquisizioni tecnologiche dell’umanità e la sua evoluzione genetica, fra gli strumenti di distruzione che possiamo utilizzare e la debolezza degli impulsi inibitori a farlo. Posti a confronti il sociologo linguista e l’etologo fanno emergere aspetti contrastanti rispetto alle facoltà che accomunano la scimmia all’essere umano. Morris parla del pericolo del sovraffollamento demografico per la sopravvivenza degli altri animali (MORRIS, 1967). L’essere umano non è altro che una scimmia nuda, ma proprio la conoscenza dell’evoluzione pone l’attenzione sulla riflessione del ruolo assunto dall’essere umano come essere dominante e posto a tenere atteggiamenti di responsabilità verso il mondo naturale. Studi di biologia hanno dimostrato che più del novantotto percento del patrimonio genetico degli esseri umani coincide con quello degli scimpanzé, dove le somiglianze riguardano sia l’aspetto genetico che quello comportamentale, sociale e culturale. Per cultura degli scimpanzé si intende la capacità degli stessi di trasmettere informazioni, comportamenti tra individui che non sono trasmissibili per via genetica, arrivando persino a trovare i fondamenti della morale in varie specie di scimmie, come sostiene l’etologo Frans de Waal (27), la cui attività scientifica verte principalmente sullo studio del comportamento sociale dei primati e in particolare degli scimpanzé e dei bonobo. Lo studioso afferma di aver trovato i fondamenti della morale in varie specie di scimmie, prova tesa a sottolineare quella corrente di pensiero che riconosce agli scimpanzé il possesso di una vera e propria cultura meno primitiva di quanto comunemente si creda. Dove la lingua ha una funzione particolare nella trasmissione dei saperi e nell’articolazione di meccanismi che sottendono alla fabbricazione della società e ai rapporti di potere. L’essere umano è un animale, ma è importante sapere di che animale si tratta. Gestisce questioni di potere e per farlo parla, compie azioni e usa strumenti che palesino tale potere, la cosa importante è definire in che modo le relazioni e i comportamenti siano modificati dal potere che questo manifesta e detiene.

 

5.2. Darwinismo e Concezioni Successive

 

Il potere fine a se stesso non avrebbe realtà d’esistere in quanto è concepito nella misura in cui possa essere imposto e in cui sia confermata la presenza in un determinato spazio. I primati per il professore Andrea Moro (28), possono imparare centinaia di vocaboli come avviene nei bambini grazie alla facoltà della memoria che è presente persino nei batteri. Dopo i due anni però nell’essere umano emerge una facoltà nuova: la sintassi o composizione delle parole in frasi che esplode dopo i cinque anni e rimane una caratteristica tipicamente umana. Si tende a escludere che il linguaggio si sia sviluppato per una pressione evolutiva sul piano della comunicazione o anche le scimmie e le altre specie dovrebbero avere un linguaggio simile a quello umano (Sole24ore, 09.11.06). Se pur pochi siano i dubbi sulla derivazione dell’essere umano dalle scimmie già gli antichi greci lo sostenevano, negli scritti di Anassimandro si disputava sul fatto che l’essere umano fosse nato da animali di altra specie e la cui comprova risulterebbe dalla mancanza di autonomia di nutrimento alla nascita, il cui sopperimento viene dall’allattamento il che afferma che al principio se fosse stato solo non sarebbe sopravvissuto, argomentazioni queste che aprono uno scenario il cui dibattito non è ancora concluso. Morris, afferma che dal puto di vista biologico non siamo programmati per agire amando come dovremmo fare tutti gli uomini allo stesso modo e trattando come fratelli gli estranei in quanto affetti da un’inclinazione tribale che va accettata e attenuata (MORRIS, 1994) (29). Dall’altra parte ci sono affermazioni come quelle del dottor Umberto Veronesi (30) di stampo darwiniano per il quale l’evoluzione, il cui elemento vitale è la procreazione, prevedrebbe che dopo aver generato i figli e averli allevati l’individuo terminato il suo compito, smettesse di occupare uno spazio destinato ad altri che sono atti a procreare. Se Darwin per primo si interessò alle attività psichiche degli animali affrontandone scientificamente il problema dell’istinto (31), l’interesse umano per gli animali si coglie già in Aristotele. Gli animali erano concepiti come simboli religiosi, simboli moralistici e espressione della creazione divina, si pensi agli egizi. A partire dalle teorie darwiniane viene data maggiore considerazione al comportamento, considerato per la prima volta come un carattere sviluppatosi attraverso il processo evolutivo. La complessità sorge nel momento in cui si tocca la sfera della morale nell’essere umano. Dal darwinismo deriva la concezione che il senso morale riguardi l’espansione delle capacità intellettive e sia inerente alla selezione naturale. Secondo Francisco Ayala (32), interprete di questa visione la selezione naturale ha come compito creativo la nascita di nuovi caratteri adattativi dove l’evoluzione culturale detta i valori inspiratori, il bisogno morale soggiace nella natura dell’essere umano e si collega alle sue capacità intellettive.

 

5.3. Dalla rationes seminales alle successive teorie

 

Dalla natura deriva l’opportunità di un comportamento morale in quanto potere di scelta i cui codici sono prodotti dall’evoluzione culturale (AYALA, 2009) (33). Il darwinismo aveva avuto degli antecedenti già partire dai Padri della Chiesa: S. Gregorio di Nissa (34) e S. Agostino (35) che parlavano di rationes seminales, immesse dal Creatore nella natura di base dell’origine di nuove specie oltre a quelle create da Dio e da lì il passo sarebbe stato lungo per arrivare alle teorie derivate dagli sviluppi dello stesso darwinismo unito alla genetica moderna e alla teoria sintetica, fino alla scoperta del DNA che approda agli studi derivati dalle scoperte dell’evoluzione molecolare. Rationes seminales locuzione latina «ragioni seminali», che traduce il greco λόγοι σπερματικοί. Venne usata la prima volta da Cleante di Asso e da altri stoici per indicare i principi vitali delle cose immanenti al pneuma o al logos e che garantiscono la vita, la continuità e la razionalità dei singoli esseri nel tutto. La dottrina è accolta e sviluppata da Agostino che attraverso di essa spiega anche come si possa conciliare la comparsa dei singoli esseri nel tempo con la creazione in principio di tutti gli esseri. La cultura ha il suo importante aspetto in quanto attraverso l’adattamento culturale si pone al di là dell’evoluzione biologica, l’essere umano mediante questa modifica l’ambiente. Questo è interpretabile come un trascendimento nell’evoluzione della vita dall’organico all’umano a seguito di quello avvenuto dall’inorganico all’organico, attività manifesta dello stretto rapporto tra biologia e cultura.

  1. Comportamenti di Potere e Studi Etologici

L’etologia studia il comportamento animale come risultato dei fattori ereditari, dei comportamenti innati e delle capacità adattative degli organismo insieme alle azioni legate all’esperienza. Ci possono essere comportamenti adattativi spiegati a partire dai meccanismi fisiologici, che avvengono per causalità e spiegabili su base adattiva o ontogenetica, in base allo sviluppo e per filogenesi metodo che osserva la storia evolutiva. Si è in grado di dare molte risposte sul comportamento relazionandosi al mondo animale. Lorenz attraverso gli studi etologici compie uno studio comparato del comportamento degli animali e dell’essere umano, cominciando col differenziare i comportamenti a schema fisso innati, geneticamente determinati e separati da quelli acquisiti che sono determinati da fattori ambientali. Jean-Henri Fabre (36) osservatore del comportamento degli insetti, osservò come l’animale in qualsiasi attività fosse guidato dall’istinto, forza vitale innata finalizzata alla conservazione dell’individuo e della specie. Pávlov che ricondusse tutto ai riflessi condizionati come accennato, avvia una nuova scuola: la riflessologia (37). Si giunse così ad un importante movimento sviluppato da alcuni psicologi americani il behaviorismo o comportamentismo, il cui fondatore e teorico John Broadus Watson (38), sosteneva che ogni comportamento sia umano che animale è analizzabile in termini di stimolo e di risposta, la cui unica differenza tra essere umano e l’animale è la complessità del comportamento. Darwin nel testo l’Origine dell’Essere umano e nega che tutti gli esseri umani siano uguali, facendone però una questione di razza e di genere (2013, [1871]), risentendo dell’ambiente ottocentesco considera l’assoluta validità di alcune delle sue teorie sull’evoluzione. Queste a base delle critiche mosse alla sua teoria sono altresì state utilizzate quali fondamenti di teorie basate sulla presunta inferiorità di altri esseri umani e giustificati dalla motivazione evoluzionistica. Aspetti importanti della storia evolutiva dell’essere umano sono messi a fuoco dagli studi di antropologia, paleontologia, neuroscienze, genetica e linguistica nonostante gli studi i meccanismi che determinano e regolano le reali facoltà cognitive non sono così palesi da comprendere complesse funzioni che presiedono alla creatività e al senso morale. Le conclusioni parziali a cui si puo’ giungere devono tenere in considerazione che mancano posizioni unilaterali in merito, la scienza continua a fare i suoi studi e di tutt’altra natura sono le constatazioni etico-morali.

 

NOTE

 

  • Da gli Atti del XII Convegno del Gruppo Italiano di Biologia Evoluzionistica (Firenze 18-21 febbraio 2004) , Firenze University Press, pp. Articolo Il pluralismo di Darwin di Giulio Barsanti Professore ordinario di Storia del Pensiero scientifico presso il Dipartimento di Biologia Animale e Genetica Univ. di Firenze.

 

  • E lo si evince anche dal sottotitolo: Darwin C. 1842. L’origine delle specie. Abbozzo del 1842, in Darwin e Wallace 1842- 1858, pp. 45-100. Darwin C. 1844. L’origine delle specie. Saggio del 1844, in Darwin e Wallace 1842- 1858, pp. 101-273. Darwin C. 1859. On the origin of species by means of natural selection, London; Trad.It. L’origine delle specie per selezione naturale con le appendici e le varianti della sesta edizione Roma 1995. Darwin C. 1871. The descent of man, and selection in relation to sex, London, 2 voll.; Trad.It. L’origine dell’essere umano e la selezione sessuale Roma 1972. Darwin C. 1872. On the origin of species by means of natural selection, London; Trad.It. in 1859. Darwin C. 1876-1881. The autobiography, 1809-1882, New York 1958; Trad.It. Autobiografia, Milano 1967. DarwinC.Wallace A.R. (1974;1842-

1858) Introduzione all’evoluzionismo, Roma.

 

  • Von Uexküll J.J. (Keblaste 8 settembre 1864 – Capri, 25 luglio 1944) biologo, zoologo e filosofo estone. Fu un pioniere dell’etologia ed è considerato come uno dei fondatori dell’ecologia.

 

  • Von Uexkull J. Kriszat G. (1967) Ambiente e comportamento, trad. di P. Manfredi, Il Saggiatore Milano.

 

  • Ivan Petrovic Pavlov (Rjazan, 14 settembre 1849 – Leningrado, 27 febbraio 1936) è stato un fisiologo, medico ed etologo russo, il cui nome è legato alla scoperta del riflesso condizionato, da lui annunciata nel 1903.

 

  • B. Wolfe Effectivness of token-rewards for chimpanzees: Comparative Psychology Monographs 12, N°5.

 

  • Robert Mearns Yerkes (1876 – 1956), psicólogo, etólogo, primatólogo che fondò il primo centro di ricerca sui primati negli Stati Uniti, incluse nel suo programma di ricerca studi sull’intelligenza nelle scimmie antropoidi.

 

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(8) Chimpanzees. A Loboratory Colony, New Haven, Yale University Press, 1943, p. 189.

 

(9)Edward Sapir, Language (Nueva York, Harcourt Brace 1921; trad. esp. FCE México, 1962; Breviario 96) . Sulla distiinzione del linguaggio emotivo e linguaggio normale.

 

  • Révész O. Die menschlichen Kommunikationsformen und die sogenannte Tiersprache Proceedings of the Nether-lands Akademie van Wetenschappen, XLIII (1940) , (1941) .

 

  • Charles Bally, Le langage et la vie (París, 1936).

 

  • Wolfgang Köhler (Reval, 21 gennaio 1887 – Enfield, 11 giugno 1967) psicologo tedesco, esponente della psicologia gestaltica.

 

  • Bühler, Zur Psychologie des Schimpansen, Psychologische Forschung, 1 1921, 27.

 

  • Pre-linguistic Sign Behavior in Chimpanzee Science LXXXIX, 587.

 

  • Cassirer, Ernst Essay on man, 1967 Yale University Press, New Haven, Connecticut.

 

  • Sulla vita e il pensiero di Jean-Jacques Rousseau si veda Cap. I pg. 26 nota 46.

 

  • Cassirer, Die Begriffsform im mythischen Den-ken (Leipzig, 1921).

 

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  • Konrad Zacharias Lorenz (Vienna, 7 novembre 1903 – Altenberg, 27 febbraio 1989) zoologo ed etologo austriaco.

 

  • Harlow Harry Frederick. – Psicologo statunitense (n. Fairfield, Iowa, 1905 – m. 1981). Compiuti gli studî alla Stanford University, ha insegnato all’univ. del Wisconsin a Madison.

 

  • Morris, The Foundation of the Theory of Signs, Encyclopedia of the Unified Sciences (1938).

 

  • Edward Lee Thorndike (Williamsburg, 31 agosto 1874 – Montrose 9 agosto 1949) psicologo statunitense. Professore al Teachers College della Columbia University.

 

  • Koehler (1929) Chance and Imitation. R. M. y AWYerkes,TheGreatApes. New Haven: Yale University Press.

 

  • Wilbur Marshall Urban (1873–1952) filosofo Americano del linguaggio professore di Filosofia al Dartmouth College 1920-1931 e alla Yale University, presidente della American Philosophical Association nel 1925-6.

 

  • Morris (1967) La scimmia nuda – Bompiani, Ed. Originale.

 

  • Eibl-Eibesfeldt. – Etologo austriaco (n. Vienna 1928) ; dal 1951 collaboratore dell’Istituto Max Planck per la fisiologia del comportamento a Monaco di Baviera.

 

  • Fransiscus Bernardus Maria de Waal, (‘s-Hertogenbosch, 29 ottobre 1948) , etologo e primatologo olandese. Nel 1977 ottiene il PhD presso l’Università di Utrecht con una tesi sui comportamenti aggressivi nei macachi professore di Primate Behavior presso la Emory University.

 

  • Andrea Moro (Pavia, 1962) Professore Ordinario di Linguistica Generale presso la Scuola Superiore Universitaria ad ordinamento Speciale IUSS di Pavia.

 

  • Morris D. (1994) L’animale Essere umano, Arnoldo Mondadori editore.

 

  • Umberto Veronesi (Milano, 28 novembre 1925) chirurgo e politico italiano.

 

  • Andriola M. Principi di Etologia del Comportamento Animale Elementi di Etologia Giornale di neuroscenze psicologia e scienze cognitive on line.

 

  • Francisco J. Ayala (Madrid 1934) professore di biologia e filosofia all’università della California: Darwin and intelligent Design Fortess Press Minnepolis, 2996

 

  • Ayala F.J. (2009) L’evoluzione lo sguardo della biologia Milano, Jaca Book.

 

  • Gregorio di Nissa, (Cesarea in Cappadocia, 335 – Nissa, 395 circa), vescovo, teologo e santo greco antico, uno dei Padri Cappadoci.

 

  • Aurelio Agostino d’Ippona conosciuto come sant’Agostino (latino: Aurelius3 Augustinus Hipponensis; Tagaste 13 novembre 354 – Ippona, 28 agosto 430) filosofo, vescovo e teologo latino. Padre dottore e santo della Chiesa cattolica, Doctor Gratiae (Dottore della Grazia) . Le Confessioni, scritte intorno al 400, sono la storia della sua maturazione religiosa.

 

  • Jean-Henri Casimir Fabre (Saint-Léons du Lévézou, 22 dicembre 1823 – Sérignan-du-Comtat, 11 ottobre 1915) entomologo e naturalista francese il padre dell’entomologia. insegnante fisico, e botanico, rifiutò la teoria dell’evoluzione di Darwin. L’ultima abitazione di Jean-Henri Fabre la Harmas de Sérignan in Provenza, è oggi adibita a museo.

 

  • Fabre J.H. 1981 Souvenirs entomologiques, Delagrave Paris 1886, tr. It. P.Celli, G.Celli. Ricordi di un entomologo. Torino: Einaudi.

 

  • John Broadus Watson (Greenville 9 gennaio 1878 – New York, 25 settembre 1958) psicologo statunitense padre del comportamentismo, scuola della psicologia nata dall’osservazione del comportamento degli animali.

 

  • Darwin Charles (2013), L’ origine dell’essere umano Tit. orig. The Descent of Man, and Selection in Relation to Sex, 1871 Editore Montecovello, collana I classici.

 

 

 

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ANDRIOLA M. – Principi di Etologia del Comportamento Animale Elementi di Etologia. In Giornale di neuroscenze psicologia e scienze cognitive, 2009. Disponível na http://www.<URL:http://www.neuroscienze.net>.

 

 

BALLY, C. – Le langage et la vie. París. Revue belge de philologie et d’histoire Année 1926. Vol. 5, nº 4, 1936, p. 973-974. Disponível na http://www.<URL:http://www.persee.fr>

 

 

 

 

 

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Pubblicato da annaluanatallarita

Scrittrice, cantante jazz, filosofa antropologa. Artista e designer. Anna Luana è la figura rinascimentale dell'artista a tutto tondo.Curiosa delle sfaccettature umane, ne ha intervistato, scovato ed elaborato le potenzialità i segreti le eccentricità, le normalità e le naturalità. Docente universitaria a Lisbona, è docente a contratto anche nelle scuole italiane secondarie superiori, per varie discipline, (lettere classiche, filosofia, design, musica..) quest'anno a Milano. Philosophy Doctor, ha conseguito il primo dottorato di ricerca con una tesi sulla volontà di potere e le sue manifestazioni sociali architettoniche e di design. Plurilaureata è un intellettuale e tutto tondo, italo portoghese, viaggiatrice e attenta, analista politologa della società contemporanea. Il Suo ultimo libro: Il potere del potere, tratta delle tematiche del potere e delle sue manifestazioni materiali, a dicembre sarà in uscita il nuovo libro sul : potere della comunicazione. Non si fa mancare le produzioni artistiche, infatti nel 2019 esce il suo 6 disco di jazz: Eva, con liriche scritte e composte da lei e magistralmente suonate da i musicisti A.Rea D.Rosciglione L.De Seta. e un un singolo pop, con video di domenique Carbone: La notte imprevedibile.oltre a mostre fotografiche e pittoriche. www.annaluanatallarita.com

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