Post in evidenza

ANNA LUANA TALLARITA

Scrittrice, filosofoantropologa, criminologa. Ma anche artista cantante jazz e designer. Anna Luana è la figura rinascimentale dell’artista a tutto tondo.Curiosa delle sfaccettature umane, ne ha intervistato, scovato ed elaborato le potenzialità i segreti le eccentricità, le normalità e le naturalità. Docente universitaria a Lisbona, è docente a contratto anche nelle scuole italiane secondarie superiori, per varie discipline, (lettere classiche, filosofia, design, musica..) quest’anno a Milano. Philosophy Doctor, ha conseguito il primo dottorato di ricerca con una tesi sulla volontà di potere e le sue manifestazioni sociali architettoniche e di design. Plurilaureata è un intellettuale e tutto tondo, italo portoghese, viaggiatrice e attenta, analista politologa della società contemporanea. Il Suo ultimo libro: Il potere del potere, tratta delle tematiche del potere e delle sue manifestazioni materiali, a dicembre sarà in uscita il nuovo libro sul : potere della comunicazione. Non si fa mancare le produzioni artistiche, infatti nel 2019 esce il suo 6 disco di jazz: Eva, con liriche scritte e composte da lei e magistralmente suonate da i musicisti A.Rea D.Rosciglione L.De Seta. e un un singolo pop, con video di domenique Carbone: La 

Luana,

Dr. Prof. Anna Luana Tallarita,
Jazz Singer Musician Creative Designer
Anthropologist Philosopher Author
www.annaluanatallarita.com

 

Quel Trash a cui si può pure rinunciare:i social? Io posso benissimo farne a meno.

10 aprile 2021 – 10:41


Di Al.Tallarita


Quest’anno ho dato vita a una agenzia la PCA political comunicazione per fare attività nella comunicazione strategica e servizi a chi necessita di comunicazione efficace, e social media manager. Siamo anche scuola di formazione strategico-politica con ideazione di conferenze sul tema e incontrianche on line.
Avevamo un profilo fb che è stato bloccato con 5000 contatti, pagina personale e altre. Sommato tale avvenimento all’ennesimo stolker che ho denunciato si istagram…ecco che ho definitivamente deciso di non essere più presente sui social. Ci saranno i giornali online su cui scrivo e i nostri siti, tra cui vi invito a seguire http://www.pensieroalternativoweb.it che ora cambierà veste e che vedrà sempre pubblicati tutti i miei interventi commenti e articoli. E prossima uscita una piattaforma PCA political. Be lo comunicherò con in articolo. Quello dei social è diventato un mercato delle vacche….tra imbecilli che parlano..trash che ci avvolge, coinvolge e stravolge…e società senza scrupoli che rubano tutti i nostri dati. Ce da sapere che qualche hanno fa nuovamente si presentò la questione blocchi. Ma ora è più grave..perché i furti dei miei e di molti altri dati è divenuto realtà….e con la faccia di bronzo mi chiedono un numero personale si telefono per sbloccare oppure cancellazione entro trenta giorni. Prego fare pure! Addio vari. Addio trash. Addio illusi. Addio ignoranti sul piede di guerra della saccenza cattiva e accusatoria, a cui è stata concessa troppa libertà di espressione del nulla..del brutto…del volgare… dell’osceno..dello squallido…tra congiuntivi inesistenti…barbarie della lingua italiana…minacce…degrado umano manifestato in ogni sua poi becera forma.
Basta mi sono stancata. Non voglio più inquinarmi di miseria umana. Voglio respirare aria pulita, se ancora c’è, pensare che domani sarà meglio, che il sole ci sarà ancora e andare a trovare un Caravaggio tra i suoi molti quadri a Roma davanti a cui perdere il fiato…..il tempo perso davanti a un social è tempo perso! Che non tornerà più. Quello della vita, che preferisco piena di bellezza.
Di vera curiosità di domande e di risposte ….
Al tempo in due dei piedi libero di andare. Del cuore che batte vivo e della vita che posso riempiere di cosa poi mi aggrada. Anziché riempirne momenti con la spazzatura che molti depositano su queste moderne discariche sociali.
Con qualcuno pronto a venderla… ovviamente per lucrarci.
Censure blocchi finte segnalazioni algoritmi senza senso, tra violenza e volgarità imperanti. Stop.
Cari voi…caro Fb Instagram Twitter WhatsApp (tutti sanno che non lo uso granché e non accetto gruppi né ci lavoro ma condivido solo i miei articoli con gli amici più stretti …) LinkedIn e compari…. Ciaoneee!





Parla Draghi: carezza.. e guanto di ferro.

9 aprile 2021 – 17:13




Di Al. Tallarita


Personalmente ho apprezzato molto l’ultima conferenza stampa del Presidente Draghi, è stato chiaro, diretto, immediato, su qualsiasi punto sia stato toccato all’interno della conferenza stampa. È difficile fare polemiche dopo i suoi interventi, per la pacatezza e per la chiarezza con cui si esprime. È ovvio che la situazione pandemica italiana, possa avere uno scossone, solamente dopo una campagna vaccinale valida. Che era partita tentennando, ma i cambiamenti all’interno della squadra, che doveva gestirla, sono stati fatti. ‘Ora importante è vaccinare prioritariamente i più anziani. Il rischio di decesso è massimo per coloro che hanno più di settantacinque anni. Il Gen. Figliuolo uscirà con una direttiva sulle regioni, smettetela di vaccinare i giovani.’ Così ha tuonato il Presidente del Consiglio.
E di certo il Generale Figliuolo, saprà portare avanti questa campagna nel miglior modo possibile, proprio perché è un ‘uomo in divisa’. Perché è un uomo pragmatico, che arriva dritto alle soluzioni delle questioni, senza apporre ulteriori problemi, né ulteriori guadagni per terzi e quarti.. figuri più o meno chiari ..Perché l’esercito e la presenza di un Generale, garantiscono serietà, servizio per la Nazione, sicurezza per la popolazione, dedizione.
Chiunque abbia timore delle divise, sicuramente non ha ben chiaro il concetto di creazione dell’Italia. Né la sua storia, le sue guerre e le figure importanti che hanno dato la loro vita in nome proprio di quella divisa. Polemica a parte, torno su Draghi e le dichiarazioni che ieri ha rilasciato. Ovviamente ha colpito, il suo aver detto a chiare note che quello turco è un dittatore. Erdoğan, seppur Presidente votato, non può nascondersi dietro il dito del risentimento.. dell’incidente diplomatico.. che in tal ragione non è. Perché ha portato avanti una politica restrittiva, punitiva, restauratrice, oscurantista. Facendo retrocedere quello che era il futuro radioso di una nazione votata alla modernità e multiculturale. Che avrebbe potuto certamente prima di lui, entrare in Europa e che ora avrà molte difficoltà a realizzare questa volontà. Ma con cui si continuerà a dover concludere accordi. Per quel Mediterraneo sempre troppo conteso, agitato, ricco, strategico. I suoi, sono stati enormi passi indietro, culturali e religiosi, così come per la parità dei sessi.
Il presidente Draghi ha detto ciò che i capi di Europa pensano, confermando con forza l’asse filoatlantico. E lo smacco della sedia tolta alla Presidente Von der Leyen, lo ha solo risottolineato. Dopodiché, tornando agli argomenti trattati in conferenza stampa, gli altri interventi sono stati chiari, puntuali, decisivi. Ha tolto la responsabilità a chi non l’aveva si è preso addosso quelle sia della campagna vaccinale, che delle scelte governative sull’attuale gestione pandemica. La risoluzione di quella che è la vera ‘campagna economica italiana’ cioè quella vaccinale. Che riporterà l’Italia in auge anche dal punto di vista dei turisti. Con tutte le altre formule annesse, tamponi e altro.
‘Capisco la disperazione a l’alienazione di chi protesta’ ha detto. Prima di vaccina prima si riapre, prima l’economia italiana riprende a crescere. E che ha sollecitato il Ministro del turismo ad organizzare presto, il piano delle fiere. Così anche questo settore, potrà riprendersi. Sottolineando come sia importante non perdere questa stagione estiva.
Aspetto che ha collegato, anche sulla questione della nuova società, che si occuperà di Alitalia, che avrà un nuovo nome e probabilmente un nuovo logo. Un pezzo ‘di famiglia’.. l’ha definita..seppur ‘costoso’. Anche perché con l’ultimo scostamento di bilancio (autorizzazione per richiedere ulteriori fondi a debito, si ha quando un paese UE si ‘scosta’ dai propri obiettivi) si parlerà di cifre mastodontiche, come 200 miliardi.
Fuoriesce in ogni sua espressione, l’esperienza di un Presidente forte, capace, politico e tecnico, che sa il fatto suo molto bene, tanto sulle questioni economiche, che sui fondi come e dove chiederli e come gestire. Che sa mettere a tacere delle situazioni che possono toccare anche l’Europa, ponendo così sempre avanti l’Italia. Quale testata angolare, per questa nuova Europa che verrà, all’indomani della pandemia. Dopo questa che ha cambiato il quadro geopolitico internazionale. Si è inoltre espresso proprio sui singoli vaccini,
prodotti dalle varie nazioni, pregi difetti, dubbi e futuro. Parlando dello Sputnik ha detto che la produzione delle sue fiale, non è abbastanza per coprire, in questo momento, le richieste in Italia. Ma che lo sarà probabilmente per i nuovi contratti a venire. Anche se, non lo convince il fatto che il 40% della produzione avvenga in Russia senza i controlli a cui si auspicherebbe. Ciò perché, comunque, il virus diventerà endemico. E ogni anno ci saranno dei nuovi vaccini che siano di richiamo contro le varianti.
Ha poi risposto su le politiche per i giovani, la digitalizzazione in Italia, ma si è notato, come il punto cruciale, per il risollevarsi economico italiano, sia la campagna di vaccinazione. Come questa verrà gestita a livello geopolitico e come verrà portata a termine.







Immunità di gregge? Praticamente è impossibile…

7 aprile 2021 – 11:23





Al. Tallarita


Leggendo un articolo, ho avuto la conferma dei sospetti che cominciavo ad avere, analizzando alcuni dati. Sulla possibilità del raggiungimento dell’immunità di gregge. Che in teoria, dovrebbe essere raggiunta se si vaccinassero tutti. Ben sappiamo che non sarà così, tra patologie incompatibili, fragilità, intolleranze o anche per non accettazione del potenziale preventivo del vaccino. E per varie altre ragioni. Discusse da molti epidemiologi e immunologi.
E infatti nell’articolo della rivista Nature, che leggo e riporto qui, proprio come quella teorica sia una soglia non raggiungibile in pratica, per sconfiggere la patologia di Sars COV 2. Per esempio, il 50% della popolazione israeliana è stata vaccinata, ma l’immunità di gregge non è stata raggiunta. Intanto le vaccinazioni aumentano nel mondo. Su quanto durerà la pandemia non ci sono certezze. E il raggiungimento dell’immunità al virus, per arrestarne la trasmissione, non è probabile. La normalità a cui ci si abituerà avrà a che fare con una realtà nuova. Meno spostamenti, tesserini-passaporto sanitari, tamponi e controlli. Chi lavorerà in smart working saranno facilitati per gli spostamenti. Ma di certo tra vittime e crisi economiche, il fermo sarà sistemico. E ciò anche a favore di un minore inquinamento, che ha la sua responsabilità nella maggiore aderenza del virus, in talune zone inquinate. Inizialmente si parlava dell’immunità del 60-70% della popolazione grazie alla vaccinazione o ad un’esposizione al virus. Ma le teorie sono state già riviste.
Uno studio Path to Normality (già: Herd Immunity) del Dr. Youyang Gu, sostiene che l’immunità di gregge risulta improbabile oltre che per quanto detto, anche per l’emergere di nuove varianti e anche per il fatto che per i minorenni non vi sia ancora nessun vaccino.
E molti epidemiologi sono della stessa idea, come Lauren Ancel Meyers, direttore Università del Texas ad Austin COVID-19 Modeling Consortium. E allora diventerà una malattia endemica proprio come l’influenza.
Attualmente i vaccini Moderna e Pfizer-BioNTech contro il COVID-19 sono prevengono le malattie sintomatiche.
La certezza però, che siano di protezione contro l’infezione, manca. E ne quanto, dai dati attuali, impediscano la trasmissione del virus, non è certo. Nonostante le buone prospettive. E questo significa che, solo con il vaccino che blocca la trasmissione, fatto a chiunque, cosa materialmente impossibile, l’immunità di gregge si rivelerebbe utile. Anche perché inoltre, non vi è una distribuzione uniforme. Sulla diffusione del virus e la fine delle catene di trasmissione, restano ancora molti dubbi. L’epidemiologo Matt Ferrari del Center for Infectious Disease Dynamics di University Park della Pennsylvania State University dice che in teoria, una campagna globale coordinata, avrebbe potuto frenare la pandemia. Cosa non fattibile, su scala globale. Dove invece tale veloce diffusione, è proprio stata facilitata dalla dimensione della vita sociale ed economica globale.
Vediamo in particolare le conseguenze di questa disparità. Israele dopo un accordo con Pfizer-BioNTech per più dosi in cambio dei dati dei vaccinati ..in Italia scatterebbero le manette, vaccina tutti già a dicembre 2020. Il 50% della popolazione si vaccina, ma i giovani no. Sostiene Dvir Aran, biomedico a Technion, Israel Institute of Technology di Haifa.Intanto Israele Libano, Siria, Giordania e Egitto non sono neppure al 1% delle popolazioni. Negli Stati Uniti, la vaccinazione avviene in modo irregolare nei vari Stati. E inoltre, da censimento, il 24% delle persone ha meno di 18 anni e questi non possono ricevere il vaccino. Per cui senza il 100% degli over 18 vaccinato, il 76% di immunità nella popolazione, non sarà raggiunto.

Sono molti i paesi, in cui la distribuzione del vaccino è basata sull’età e la priorità data alle persone anziane, che sono più alto rischio. Anche perché le sperimentazioni sui minori sono ancora in corso.

Inoltre sottolinea Bansal, va considerata la struttura geografica dell’immunità di gregge. Perché le comunità non sono isole. Per esempio pur con un alto tasso di vaccinazione come in Israele, se i paesi circostanti non fanno lo stesso e le popolazioni si mescolano, possono nascere nuovi focolai. Infine le varianti, che modificano l’equazione dell’immunità di gregge. Più tempo giova per contenere la trasmissione del virus, così con più velocità si trasmettono le varianti. Lo sostiene in particolare l’epidemiologa di Los Alamos National Laboratory nel New Mexico, Sara Del Valle. La vaccinazione può impedire anche le varianti ma, l’irregolarità della distribuzione dei vaccini è un problema. Inoltre saranno gli stessi vaccini a creare quelle pressioni evolutive che sono alla base delle varianti. Dice Dr. Ferrari che una maggiore immunità può creare una pressione selettiva, a favore delle varianti, che potrebbero infettare le persone già immunizzate. Importante sarà inoltre capire la durata dell’immunità derivata dai vaccini, e se siano necessari i richiami. Per esempio comunica l’immunologa Ester Sabino dell’Università di San Paolo, in Brasile, nella città di Manaus, si infetta oltre il 60% della popolazione, a maggio, sufficiente per portare alla soglia dell’immunità di gregge. E invece sono ritornati i casi, per l’arrivo a gennaio, di una nuova variante la P1. A gennaio, i militari avevano distribuito il vaccino, CoronaVac di Sinovac Biotech. Le persone infettate sviluppano una certa immunità al virus. Ma non si sà quanto duri. L’immunità potrebbe non durare per sempre. E l’immunità di gregge considera tanto i vaccini quanto l’infezione naturale, nel processo di immunità individuale. Ancora mancano i dati certi dicemil Dr. Bansal. Le persone tenderanno a tornare a comportamenti pre-pandemici. Dopo che ci sono stati nuovi comportamenti a cui abituarsi, dall’indossare la mascherina all’allontanamento sociale. I vaccini, sostiene Dr.Aral, potrebbero cambiare il comportamento umano, nel senso di abbassare la guardia, e interagire con più persone. Anche senza quei comportamenti adottati di protezione e distanziamento. E invece, afferma il Dr. Del Valle, per interrompere la trasmissione, il contatto sociale va limitato, mantenendo comportamenti di protezione. Dall’uso della mascherina alla distanza, che aiuta a ridurre la diffusione anche delle varianti, durante la somministrazione dei vaccini. Tali misure, lo dicono a più voci, sono importanti. E anche volendo dopo la famigerata immunità di gregge che non esclude la creazione di nuovi focolai. Come sostiene anche il Dr. Scarpino. Basta vedere come l’influenza stagionale quest’anno, non si sia trasmessa se non in modo blando, proprio grazie a questi sistemi di protezione sociale. Come l’uso della mascherina il distanziamento sociale. Solo la fine della trasmissione del virus può riportare alla normalità. La prevenzione, afferma Stefan Flasche, epidemiologo a London School of Hygiene & Tropical Medicine, è importante contro le malattie gravi e mortali. E con le informazioni che si hanno sul COVID-19, solo per dare a raggiungere l’immunità di gregge attraverso i vaccini, è improbabile. Il vaccino è un sorprendente sviluppo, ma è improbabile che fermi completamente la diffusione. Vaccinare le persone vulnerabili, i dati dicono, che abbassi, tanto i ricoveri quanto le morti per COVID-19. Per la diffusione sarà comunque il comportamento sociale ad essere fondamentale. E piano piano, la forza di contagio della malattia, potrà probabilmente diminuire la sua virulenza. I nostri comportamenti collettivi, sociali, si rivelano dunque, anche in questo momento fondamentali.









Link:
https://www.nature.com/articles/d41586-021-00728-2
https://doi.org/10.1038/d41586-021-00728-2
PDF in inglese su:
https://media.nature.com/original/magazine-assets/d41586-021-00728-2/d41586-021-00728-2.pdf
Fonte:
Nature 591, 520-522 (2021)




l’Europa si colora di verde: cosa si propone con il Patto Verde?

6 aprile 2021 – 18:25



Al.Tallarita


L’Unione europea si pone ad essere leader mondiale della rivoluzione tecno-economica che si colora di verde.
Verrà ripensata l’economia capitalistica.
Già nel 2012 emissioni di gas serra, sono diminuite del 18% rispetto alle emissioni del 1990. Il nuovo obiettivo europeo è arrivare al 2030 al -40% di emissioni di gas serra.
La quota di energia da fonti rinnovabili è aumentata del 13% nel 2012.
Con aumento previsto al 21% entro il 2020 e 24% entro il 2030.
L’economia europea ha diminuito l’intensità energetica del 24% tra il 1995 e il 2011 mentre il miglioramento da parte dell’industria è stato di circa il 30%.
La Commissione europea l’11 dicembre 2019 ha presentato il “Patto verde europeo”, un ‘piano Marshall per il clima’ per la decarbonizzazione. Piano sostenuto, come fu allora, da ampi investimenti.
L’idea è di portare l’Unione Europea ad una completa decarbonizzazione.
Tra innovazione tecnologica e integrazione economica, facendo fronte a tutti i costi sociali che ne derivano. Dato che volendo digitalizzare e modernizzarne le tecnologie, nei sistemi di lavoro, impresa, produzione considerate da superare, vi era gente che lavorava e guadagnava. Per cui bisognerà creare delle immediate alternative di riposizionamento.
I cittadini riceveranno agevolazioni e opportunità di lavoro in nuovi settori, possibilità di riqualificazione ed efficienza energetica degli alloggi. Con investimenti per transitare verso un’energia pulita.
Mentre per le aziende, industrie o filiere con forti emissioni di CO2 si cercherà una transizione che possa sostenere tecnologie a basse emissioni, diversificazione economica sulla base di investimenti e posti di lavoro resilienti ai cambiamenti climatici, condizioni favorevoli per gli investimenti, accesso ai prestiti e al sostegno finanziario. Investimenti per la creazione di nuove aziende, PMI e start-up. E promozione dell’attività di ricerca e innovazione.
La base di riferimento, per il piano verde,
è quella del rapporto dell’ente consultivo delle ‘Nazioni Unite Intergovernmental panel on climate change’.
Da cui escono le analisi di un aumento delle temperature globali di 1,5 gradi.
Nel World Economic Forum si è additata l’economia capitalistica di dissipare le risorse naturali e alterare il clima.
Si è discussa l’idea sull’incompatibilità tra crescita economica e cambiamento climatico.
Il ‘Patto verde europeo’ trova concretezza con la Comunicazione sul Piano di investimenti per realizzarlo, proposto nel ‘Just Transition fund’, che si occupa di soggetti e territori danneggiati dalla transizione energetica.
L’UE già al 2012 ha installato il 44% dell’elettricità rinnovabile del mondo.
Usando energia solare ed eolica si sono ridotti i prezzi all’ingrosso dell’energia.
Il carbonio dell’economia dell’UE è diminuito del 28% tra il 1995 e il 2010.
L’obiettivo è la riduzione di ancora un 20% dal 2020 al 2030.
Con la volontà di porsi all’avanguardia nelle industrie. Guardando al rispetto climatico e nelle nuove tecnologie.
Quella che si vuole operare è una transizione equa, verso un’economia climaticamente neutra, con sostegni mirati a contribuire a mobilitare almeno 150 miliardi di euro nel periodo 2021-2027 nelle regioni più colpite.
Per non fare risentire dell’impatto socioeconomico della transizione.
Tutti gli Stati membri avranno dei sostegni, in particolare le regioni a più alta intensità di emissioni di CO2, occupati nel settore dei combustibili fossili. Gli Stati membri presentano dei piani territoriali e vi aderiscono. Individuano i territori a cui destinare i sostegni. Entro la transizione green fino al 2030.
Sono dieci i punti principali a cui L’Europa punta: un’ Europa “climaticamente neutra”.
Raggiungere le emissioni di gas a effetto serra entro il 2050 definendo una legge sul clima. Ridurre il 50-55% delle emissioni di gas a effetto serra oltre l’obiettivo del 40%. Realizzare un cambiamento dell’uso del suolo, di cui se ne occupa la Direttiva LULUCF.
Le foreste dell’UE assorbono quasi il 10% delle emissioni di gas serra dell’UE ogni anno. Pertanto suolo e la silvicoltura – contribuiscono alla politica climatica.
Il regolamento LULUCF impone agli Stati membri di equilibrare le emissioni e gli assorbimenti derivanti dall’uso del suolo entro il 2030. È la prima volta che il settore dell’uso del suolo è inserito nella politica climatica dell’UE. Inerente emissioni e assorbimenti di gas a effetto serra, risultanti dall’uso del suolo, è stato adottato dal Consiglio il 14 maggio 2018, votato dal Parlamento. L’obiettivo di emissione per ogni Stato membro è una riduzione del 30% UE entro il 2030. Si propone un’integrazione del settore intelligente dell’elettricità, del gas e del riscaldamento, per sfruttare l’eolico. Creare un’ economia circolare, come parte di una nuova strategia industriale dell’UE.
Utilizzare, per realizzare i prodotti, materiali che possano essere riutilizzati e riciclati. Altro obiettivo è che le industrie ad alta intensità di carbonio, come quelle dell’acciaio, cemento e tessile ricevano nuovi piani per l’economia circolare. Ripensando anche alla produzione dell’acciaio, per esempio utilizzando l’idrogeno entro il 2030. E a una nuova normativa per riutilizzare le batterie riciclabili. L’idea è quella di raggiungere l’obiettivo di inquinamento zero entro il 2050. Ed in ciò rientra anche la volontà di aumentare e incentivare la ristrutturazione degli edifici. Promuovere i prodotti agricoli privi di deforestazione e la semina di più alberi in Europa. comoreso una riduzione significativa, dell’uso di pesticidi chimici, fertilizzanti e antibiotici, per prodotti che siano sempre di più inseriti nella filiera: dalla fattoria alla tavola.
Per i Trasporti, l’obiettivo era 95gCO2 / km entro il 2021 procedendo verso lo zero al 2030. Entro il 2025 ogni nucleo abitativo avrà veicoli elettrici con un milione di punti di ricarica. Verranno promossi biocarburanti e idrogeno per il trasporto aereo, marittimo e pesante su strada. E vi saranno interventi per le regioni che dipendono dai combustibili fossili. Investimenti per l’innovazione di cento miliardi di euro per i prossimi sette anni 2021-2027 e programmi di ricerca e innovazione, vedi Horizon Europe entro il Green Deal.
Il 35% del finanziamento UE sulla ricerca è rivolto alle tecnologie che guardano al cambiamento climatico.
E quegli stati in cui l’uso del carbon fossile realmente è un problema come si comporteranno? Intanto la Cina risponde con il Vertice delle Nazioni Unite sulla biodiversità, continuando ad aderire allo sviluppo che guarda all’ambiente e alla nuova mentalità ecologica. Tra risultati ottenuti e attività per la conservazione della biodiversità. Entro una rinnovata società più rispettosa dell’ambiente, promossa dalla politica interna, dallo sviluppo sostenibile e dell’impegno civico. Il loro documento “Costruire un futuro condiviso per tutta la vita sulla Terra: la Cina in azione” apre la collaborazione per la costruzione di un nuovo mondo ‘vivace, pulito e bello’.









Link:
https://digital-members.weforum.org/intelligence
http://www.politicheeuropee.gov.it/it/comunicazione/europarole/european-green-deal/
https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/european-green-deal_it
http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/clima/Regolamento_LULUCF_2018_841.pdf
https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/ATAG/2018/620206/EPRS_ATA(2018)620206_IT.pdf
https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/european-green-deal/actions-being-taken-eu/just-transition-mechanism_it

Fonti:
ANSA-XINHUA













La via d’ebano della seta:una minaccia o un’opportunità?Il neo colonialismo cinese in Africa.

3 aprile 2021 – 17:53






Di Al.Tallarita

Probabilmente è necessario un lucido esame per capire la politica estera cinese in Africa.
E questo perché sono molti gli Stati interessati a quel ricco e complicato continente, elemento che si unisce alla forte ascesa cinese, sulla scena globale.
Fattore che stimola un acceso dibattito internazionale, favorendo un regime di guerra fredda.
La Cina dimostra una tendenza neocoloniale, quasi imperialistica. Il suo intervento in Africa si può vedere in una triplice ottica: partner per lo sviluppo, concorrente economico, colonizzatore.
Lo studioso cinese JMF. Blanchard sostiene che: “le relazioni della Cina con molti paesi hanno una stretta somiglianza con le relazioni delle potenze coloniali europee con i paesi africani e del Medio Oriente nel XIX e XX secolo”.
La corsa comunque è spietata per l’Africa, che se lo volesse, potrebbe ottenere il controllo del proprio sviluppo politico e così superare il giogo delle grandi potenze. Sono molti gli stati presenti in Africa oltre la Cina, la Russia, alla Turchia, gli Stati Uniti e l’Europa. Perché le risorse sono molte.
Pertanto l’unico modo per concorrere all’influenza cinese sono gli investimenti occidentali, crediti e aiuti posti con migliori condizioni di quelle cinesi. Anche se i loro investimenti disponibili sono davvero molti.
La politica africana, nell’ottica della politica estera del PCC, Partito Comunista Cinese, della Going Global Strategy, pone domande sul ruolo del dragone in ascesa e della sua influenza internazionale.
Molte nazioni accettano le offerte cinesi alle loro condizioni, per non avere controfferte.
E la Cina concede prestiti, vincola i paesi, che pagano con concessioni economiche e sostegno politico. Divenendo così, una minaccia neo-coloniale ma anche un’opportunità, in quanto partner di sviluppo.
I paesi africani stavano lottando per ottenere un pezzo della generosità di Pechino. In un paio di decenni, la Cina è diventata il più grande partner commerciale del continente. L’Africa è il banco di prova per l’evoluzione della diplomazia delle risorse della Cina e della sua influenza economica a lungo termine.
L’Unione europea sta divenendo, il più grande investitore in campi verdi dell’Africa. Con un programma di investimenti da 46,6 miliardi di dollari da parte della Banca europea per gli investimenti. Con l’obiettivo, di creare 10 milioni di posti di lavoro, nei prossimi cinque anni, tramite l’Alleanza per l’Africa e una serie di partnership economiche globali.
Con Xi Jinping presidente dal 2012, il PCC ha potenziato la sua politica estera. Sotto la spinta di ambizioni internazionali motivati dal “Grande ringiovanimento” e del “Sogno cinese”. Sforzo nazionale della Cina, per rivendicare il suo posto di grande potenza internazionale. Così le relazioni sino-africane, rientrano nel modello di cooperazione allo sviluppo ‘Sud-Sud’, entro un sentimento identitario con i popoli africani, nello scenario dell’imperialismo e le lotte per lo sviluppo sociale ed economico, su cui il PCC definisce la sua azione in Africa. Proponendo Cinque principi di pacifica coesistenza: il rispetto reciproco per la sovranità degli Stati, la non aggressione reciproca, la non interferenza reciproca, l’uguaglianza e i vantaggi reciproci e la coesistenza pacifica.
Nel 2006 la Cina ha pubblicato un documento politico, che conferma questo impegno per la diplomazia efficace, gli incentivi finanziari globali, sotto forma di assistenza allo sviluppo, il commercio e investimenti e la cooperazione militare limitata, operazioni di mantenimento della pace.
Così facendo la Cina sposta gli equilibri di potere globale, diventando uno Stato in ascesa, molto influente. L’Africa si trova dunque a fronteggiare con un’altra potenza imperiale, che usa il denaro per acquistare la terra, patteggiare con i leader ed esportare le sue materie prime. Ed infatti è sui prestiti cinesi, che si sollevano i dubbi. L’abbondanza di risorse naturali dell’Africa, in termini di petrolio e minerali, è una priorità assoluta per la crescita economica della Cina. Inoltre questa, rappresenta un mercato verso cui esportare, i prodotti manifatturieri a basso costo. La sua presenza negli aiuti allo sviluppo dell’Africa, è uno sforzo per migliorare il potere e l’influenza all’estero. Creando un modello di sviluppo alternativo a quello americano, per trovare il sostegno degli stati africani, presso gli istituzioni internazionali. Ma altresì la Cina sostiene le sue industrie con le materie prime estratte in Africa. Per esempio litio, cobalto etc.. che la rendono forte nella produzione di batterie e di tutto quello che serve per il risparmio energetico. E altresì minerali, combustibili fossili e prodotti agricoli. Nello Zambia, ha investito nelle miniere di rame.
Al FOCAC Forum 2018 sulla cooperazione Cina-Africa, i leader africani hanno molto osannato la Cina, questo sottolinea quanto il dragone si è diventato importante per loro, ponendosi in contrasto con le Nazioni Unite, gli Stati Uniti e l’Unione Europea.
E anche la Russia, che diventa uno dei tanti paesi che cercano una quota maggiore di mercato nel continente.Il vertice di Sochi si è chiuso con un accordo di 12,5 miliardi di dollari, seppur di sola intesa, Putin ha previsto che il commercio con l’Africa raddoppierà entro i prossimi anni. E il vertice ha favorito le esportazioni di armi, tecnologia nucleare e garantito i diritti di perforazione per le risorse petrolifere. Gli Usa accusano la Cina di pratiche predatorie di prestito, mentre il dragone li supera come partner commerciale sulla via d’ebano.
Si parla di un prestito di ben 95,5 miliardi di dollari, tra il 2000 e il 2015.
La ‘China Africa Research Initiative’ ha palesato che sono stati spesi per i progetti energetici e la modernizzazione delle infrastrutture di trasporto. E intanto arriviamo al ‘Barf’ e alla “Belt and Road Initiative”. Il Belt and Road Forum politico ed economico internazionale, per la cooperazione internazionale, svoltosi nel maggio 2017 a Pechino.
Dove trenta paesi hanno firmato accordi economici e commerciali, Kenya ed Etiopia tra questi. Con la Belt and Road Initiative e prima con la Go Out, più di 10.000 aziende cinesi 90% di proprietà privata sono attive in Africa, affianco a imprenditori cinesi stanziatisi in Nigeria e Senegal.
La Cina domina l’economia locale e molti paesi, fortemente indebitati nei suoi confronti, che scambiano i loro prodotti primari con prodotti fabbricati in RPC.
I progetti infrastrutturali finanziati dalla Cina, vanno dalle linee di distribuzione elettrica, alle autostrade o ferrovie. Aeroporti, porti e zone economiche speciali SEZ, per gli scambi internazionali. E hanno incrementato l’urbanizzazione in Africa, dove le più imponenti costruzioni e strade sono costruite dai cinesi. In Etiopia è stata costruita una ferrovia elettrica di 470 miglia dalla sua capitale, Addis Abeba, al porto della vicina dittatura di Gibuti. Un progetto da 2,5 miliardi di sterline, finanziato da una banca cinese e realizzato da società cinesi. Così come è stato finanziato e costruito dalla Cina e gestito da Shenzhen Metro Group, il sistema di metropolitana di Addis.
Gibuti, in cambio di importanti investimenti e prestiti preferenziali, un gasdotto e due aeroporti, ha ottenuto la prima base militare cinese all’estero.
Intanto è emerso, dalle ricerche del Centro per lo sviluppo globale, che il Gibuti era tra gli otto paesi della Belt and Road, particolarmente vulnerabili, per il suo debito estero pubblico contratto e cresciuto dal 50% all’85% del PIL in due anni.
La politica del dragone, smantella villaggi di pescatori, per dare posto a porti da miliardi di dollari. Come Mlingotini e altri villaggi in Tanzania, zona economica speciale sostenuta da un fondo sovrano dell’Oman. Ovviamente tutto costruito in Cina. Una trasformazione radicale della costa di Bagamoyo, per allargarsi all’Africa orientale, entro le iniziative del Belt and Road del presidente Xi Jinping. Quell’area a sud di Bagamoyo, seppur proposta come patrimonio mondiale, in quanto punto di sosta chiave nella tratta degli schiavi, che se il progetto andrà avanti come previsto, si trasformerà nel più grande porto dell’Africa.
In cui si è previsto anche la costruzione di fabbriche da realizzare in un’area industriale e condomini per ospitare la futura popolazione stimata di 75.000.
Si parla addirittura di aeroporto internazionale. La laguna sarà dragata, per l’accesso alle navi mercantili che faranno la fila per molte miglia al largo. La Tanzania si dice in dirittura d’arrivo con la con China Merchants Holdings International. Il progetto originale include la creazione di scuole e centri sanitari, parchi giochi e banda larga in fibra ottica.Molti abitanti del villaggio hanno accettato un risarcimento per le case.
Mentre Pechino dà sostegno alla proposta dell’Unione africana, di una rete ferroviaria pan-africana, ad alta velocità.
Tra i progetti del Belt and Road vi è la ferrovia del Kenya. 290 miglia da Nairobi a Mombasa. Il piano è estenderla in Sud Sudan, Uganda, Ruanda e Burundi. La prima ferrovia ora in disuso, Tazara, di 1.100 miglia, era stata aperta al grande pubblico nel 1976 dal presidente Mao Zedong. Che sosteneva movimenti anticoloniali come quello di Julius Nyerere in Tanzania. E ora si vuol restaurarla ed estenderla a Bagamoyo, oltre un piano per collegare una Tazara rinnovata, al Malawi, al Ruanda e al Burundi senza sbocco sul mare. Tecnicamente la Cina finanzia il grave deficit infrastrutturale dell’Africa. Un continente in cui oltre 600 milioni di persone non hanno accesso all’elettricità, il 40% dei prestiti cinesi sono stati pagati per la generazione e la trasmissione di energia. Un altro 30% è andato alla modernizzazione delle fatiscenti infrastrutture di trasporto. Le interruzioni di elettricità imprevedibili e frequenti sono costose da superare. E limitano l’ingresso delle imprese nei mercati, aumentando i rischi dell’imprenditorialità.
Si tratta comunque di un continente dalle mille risorse e con crescita della popolazione. Che potrebbe anche diventare autonomo ed entrare in rapporti stabili con le altre potenze internazionali, qualora lo volesse. Superando l’altissima corruzione e utilizzando questo volano, che sono le nuove tecnologie. Migliorando così, lo scenario futuro, adottando approcci favorevoli alle imprese.




Link

https://amp.theguardian.com/cities/2018/jul/31/china-in-africa-win-win-development-or-a-new-colonialism
https://thediplomat.com/2020/11/is-china-a-new-colonial-power/
https://www.e-ir.info/2018/12/02/china-in-africa-a-form-of-neo-colonialism/
https://www.brookings.edu/blog/africa-in-focus/2019/06/27/figures-of-the-week-africas-infrastructure-needs-are-an-investment-opportunity/
https://www.forbes.com/sites/wadeshepard/2019/10/03/what-china-is-really-up-to-in-africa/amp/










La riforma della giustizia? Esistono i miracoli, può darsi che ce la caveremo.

30 marzo 2021 – 17:35



Al. Tallarita

Sulla riforma della giustizia cadono i governi. Premessa dovuta.
A quanto pare il dictat europeo targa 2016 fa capolino timido nella legislazione italiana.
Poi non si parli di ‘ bavaglio alla libera informazione’..
Perché a me una risata isterica scappa…
Dato che un giornalismo a doppia e tripla velocità..pubblica quando cosa e come vuole delle intercettazioni, che giovino a minare e distruggere, la pubblica opinione su chiunque, anche quando le stesse non giovano a comprovarne la colpevolezza.
Secretando amabilmente di contro, qualsiasi altra, magari chiusa a doppia mandata.
E allora il garantismo va a farsi friggere.
Altro che bon ton all’inglese..
La direttiva europea risottolinea con forza, la presunzione d’innocenza come assoluto diritto. Si, l’Europa lo chiede ma l’Italia è l’Italia..come ho già sottolineato per chi mi segue..e finché si tratta di latte arance olio e dieta mediterranea è un conto…se si parla di garantismo, magistratura e riforma della giustizia, lo tsunami finisce nel barattolo. Magari non arrivano i documenti tecnici a siglare la riforma.. magari casualmente il governo crolla.. o magari arriva Noè pronto con l’arca per un nuovo diluvio…e sempre lì resta la riforma.
Un principio di non colpevolezza fino a sentenza definitiva, ecco a cosa auspica un sano garantismo, con riferimento, guarda un po’, proprio nella Costituzione.
Ma come privarsi dei titoloni a chiare lettere e di quel sottile piacere dello sputtanamento cosmico della pubblica gogna?
Cara Min.Cartabia quanto quel mattone della costruzione terrà il peso di questa reale torre di Babele non ci è dato sapere. Dalla riorganizzazione amministrativa, alla giustizia civile e tributaria, fino al al sistema penale e al CSM e la magistratura onoraria.
Auguriamoci sia forte e resistente, su quei
punti cardine della riforma, che da Ministro oggi, Lei auspica.





Osservare, tacere e poi..scrivere: a volte è bene tirare le somme.

24 marzo 2021 – 16:37



Al. Tallarita


Volontariamente sono stata in silenzio per oltre un mese, per diverse ragioni.
Un’osservazione attenta dell’azione del nuovo governo, dei movimenti geopolitici, del completo cambio di passo che volge ognuna delle nostre vite singolarmente. E le cose da dire sarebbero molte e forse lo farò in più di un articolo, successivamente.
Ora voglio trarre alcune piccolissime prime somme. Partendo dal fatto che il nuovo Presidente del Consiglio Draghi, segna una differenza di passo. Non è Mosè che apre le acque questo è certo, ma il cambio di passo lo si vede. Nella morigeratezza degli interventi pacati, e nella mano ferma delle decisioni. Nel silenzio nei confronti dei giornalisti. Loro con il loro vasto potere. Capace di mettere al sicuro anche alti scandali, come quelli in ambito giudiziario. Decidendo chi e come..e quali intercettazioni possano essere condivise e altre invece segretate. Poi passando per le dichiarazioni shock, delle collaboratrici donne dell’onorevole Boldrini, che lasciano esterrefatti sinceramente. Perché chi professa una cosa, ma poi si sporca ..con lo stesso malcostume, ma a quanto pare l’incoerenza è lo sport più praticato in Italia.
E Corona che paga come se fosse l’ultimo degli assassini. E intanto sale l’amarezza per una sorta di nodo di seta, stretto intorno al collo dell’onorevole Salvini, mentre stava compiendo azioni inerenti l’ambito del suo mandato. A seguito della decisione di rinvio a giudizio di Palermo. Perché in Italia si decide, come chi e quando, deve entrare nella ‘scatola del sistema’, cosa può e cosa non può…. altrimenti qual filo trasparente viene tirato. Operazione a cui abbiamo assistito, negli anni, nei confronti di tantissimi politici italiani. Perché l’Italia è uno Stato complesso. È completamente diverso dagli altri. In cui molte forze padroneggiano entro un sistema in cui la democrazia e la libertà sono maschere. E a quanto pare la giustizia cammina a doppia velocità. Siamo dentro la Nato, siamo dentro l’Europa è al nostro interno lo Stato della Chiesa. E infine dei poteri fortissimi, come la Massoneria e la Mafia. Che non sono dei fenomeni televisivi, come qualcuno vorrebbe definirli, per sminuirli agli occhi della gente. Sono invece delle entità precise, regolate e potenti. Per cui, siamo uno stato libero?
Di certo.. molto complesso, attorno al cui tavolo deciderne il destino vi sono molti attori.
Un’ altra cosa è questa guerra geopolitica del ‘nuovo oro liquido’: il vaccino. Come si sta ben vedendo, è una guerra tra Stati e poi tra produttori. Una guerra di soldi, e supremazia. A scapito di tutti coloro che si sono trovati all’interno di una pandemia, che ha sconvolto completamente le loro vite. E allora varie scuole scientifiche di pensiero, con vaccini che comunicano direttamente al DNA, altri che portano il virus disattivato, che recano in sé i tempi troppo veloci di una sperimentazione non completata nel più dei casi. Per cui le controindicazioni, nonostante i benefici superino i rischi, esistono. E fanno vittime, le quali singolarmente, non sono mai numeri di statistiche né di calcoli.
Inoltre, l’economia risponde a delle leggi spietate. E ad essere salvate saranno solo le grandi imprese, non le piccole che sono destinate a morire. E ciò ridurrà sul lastrico tantissimi imprenditori. Mentre alcuni settori continueranno ad andare avanti, ce quallo turistico, che sarà certamente supportato, altri scompariranno. La situazione turistica internazionale, si modificherà, migliorando per il mercato del lusso. Gli altri..torneranno a vivere nei loro luoghi abituali. Certo in questo gli italiani potrebbero essere più fortunati, almeno.. Ma intanto il comparto che più ha risentito, di questo blocco economico, dovuto alla pandemia, è quello della cultura. Non c’è ristoro che tenga, c’è un crollo totale. Non si riuscirà a sostentare tutte le figure che concorrono attorno al mercato dello spettacolo e dell’arte.
E cosa succederà adesso con il richiesto riconoscimento vaccinale?.. tesserino sanitario? ..certificato ..passaporto?.. chi avrà il vaccino potrà continuare a muoversi, chi no ..nonostante il non obbligo vaccinale, si ritroverà davanti a questo sacro dilemma
‘ essere vaccinati non essere vaccinati ‘, che renderà obbligatorio un trattamento sanitario non obbligatorio. Ben sapendo che solo una vaccinazione, potrà tirar fuori la comunità internazionale, da questa pandemia infausta. Sperando che riesca a risolvere anche con eventuali richiami i futuri virus che verranno fuori. Da cui non ci si potrà esimere, dato proprio il surriscaldamento della temperatura terrestre. Che facilita il salto di specie, tanto dei funghi, quanto dei virus.
Peccato che però la produzione della plastica continuerà inarrestata.
Così come l’utilizzo del carbon fossile per grandi Nazioni come l’India e la Cina.
Polemica?.. forse.
Ma tornando anche a noi e la nostra ‘piccola’ Italia. Mi auguro che a livello politico, in Italia inizi una nuova fase, e che si dichiari decaduto, lo scialbo aspetto che quell’iniziale populismo sovranista, ha poi vestito. Dato il tramonto internazionale, della sua parabola. E si ricostruisca una nuova fase politica, in cui si rendano protagonisti di questo cambiamento, coloro che oggi occupano gli scranni. Che si guardi realmente al bene del paese, oggi conteso da francesi e cinesi che cercano di comprare quanto più possibile tra aziende in crisi, imprese decadute e patrimonio immobiliare. Una politica al grido del ‘ vaffa’ che ha segnato la sua ulteriore italica condanna a suon dei ‘ lei non sa chi sono io ‘ di Morra nella ASP di Cosenza. O alla sfilata di auto blu di Di Maio ministro degli esteri. Fino agli sproloqui del moderno santone Grillo che dalle urla.. passa al morigerato ‘ decido io cosa dovete chiedere quando è come a quelli dei 5 che vengono intervistati in TV’.
La questione è che questa ondata di populismo, che può essere strumentalizzato, pro e contro. Si è però schiantata contro la crisi aperta dalla pandemia a livello internazionale.
I suoi buoni propositi sono stati spazzati via dalle strumentalizzazioni e poi dalle priorità che questa emergenza pandemica ha creato a livello mondiale.
Ed un’ ultima cosa, si sta spostando l’asse della geopolitica internazionale, per il potere che viene mosso riguardo alla rivoluzione verde. E questo deve indurre a porre un enorme attenzione internazionale, per non rovinare gli equilibri già minati da differenze economiche evidenti. Perché il ‘Green’ implica l’utilizzo di alcuni materiali, come per esempio le batterie, che spostano definitivamente quest’asse, verso paesi come per esempio la Cina che sono principali produttori ed esportatori nel mercato questi materiali. Necessari per rivoluzionare il mercato verde. Anche perché i possedimenti dei giacimenti minerari, utili alla loro produzione e di altro, sono parte dei loro possedimenti in Africa. Pertanto mi auguro si lavori per un equilibrio internazionale, che stenta però ad apparire all’orizzonte.
Il mio è solo un sano ottimismo…
ma la realtà è molto più dura rispetto a questo.


Un discorso quello di Mario Draghi che resterà nella storia d’Italia.

18 febbraio 2021 – 17:08



Di Al.Tallarita


L’altezza morale sociale civile del discorso del presidente Draghi, segna nettamente il cambio di passo. Di un esecutivo che si prende le responsabilità della ricostruzione dell’Italia, all’indomani di un catastrofico evento pandemico, che interessa l’umanità. La consapevolezza delineata da Mario Draghi, dei grandi cambiamenti a cui è chiamata l’Europa, per il bene di tutti, con alta voce in merito, della nostra nazione, rende a ciascuno la responsabilità di lavorare con coscienza. Abbandonando ogni velleità propagandistica, per il bene della Nazione. La situazione grave, richiede una capacità che pochi hanno. Quella di mettere a servizio del Paese le proprie competenze, nel massimo sacrificio. Il potere a servizio della ricostruzione. Mi auguro che le parole del Presidente siano entrate nel profondo di ogni Ministro e che ognuno di loro, sappia lavorare nel nome dell’Italia e di ogni cittadino. Lasciando da parte le ideologie partitiche. È tempo di coesione. Lucidità. E semina per il lungo periodo. Auguriamo al nuovo esecutivo, il fuoco illuminante dell’azione lucida, per la ricostruzione. È il momento di lavorare coesi per il bene dell’Italia.


#pcapolitical #governodraghi
https://www.pensieroalternativoweb.it/

Risollevate l’Italia e fate un lavoro di squadra: Ecco il mio augurio al governo Draghi.

Al. Tallarita

Sappiate che il governo Draghi comincia con un’alta percentuale di consenso.La larga maggioranza convince almeno un terzo della popolazione.Anche se l’elettorato scalpita.. ai23 ministri, 15 politici e 8 tecnici che per non fare torto a nessuno, citerò tutti in fondo all’articolo.Un’ agognata stabilità è quella da tutti ricercata “il governo dei migliori..” e ora dovunque lamentele e post denigratori .. ma si sa che la coperta è sempre troppo corta. Comunque, invero, dei migliori ci sono e il primo è Mario Draghi. L’unico che poteva essere chiamato, nella situazione devastante in cui si trova l’Italia. E che palesa alle telecamere il suo pragmatismo. È una lettura chiara dell’invito ai Ministri del suo Governo, di essere presenti con molta moderazione e discrezione a telecamere, domande dei giornalisti ed occhi impudici dei curiosi. Oggi senza passeggiate a piedi in quel di Roma… Di chiacchiere e monologhi a reti unificate non ne sentiremo la mancanza. Sappiamo che il paese è dentro una grande crisi, indubbia, che rischierà di scoppiare a marzo.. quando il nodo dei licenziamenti verrà sciolto. E i vaccini latitano, specialmente quelli validi. Con le regioni da Zaia a De Luca.. passando per altre, che si pongono sul piano di guerra e cercano in autonomia, quelle dosi mancanti. Ponendosi contro il Governo e le direttive della Van Fer Leyen.Una crisi, come sappiamo dovuta proprio a una pandemia inaspettata, che ha manifestato la debolezza dell’Europa. La debolezza delle Nazioni, ad attuare una risposta congiunta, per la grave faglia che si sarebbe aperta. E che ancora porterà le sue conseguenze, non solo economiche, ma anche geopolitiche internazionali. Dopodiché era ovvio che Draghi si contornasse dei tecnici a lui più avvezzi, per poter lavorare. L’Economia è l’obiettivo del suo governo. Franco all’economia, Giovannini ai trasporti, Cingolani per la transazione ecologica, Colao innovazione e transizione digitale, Messa all’università, Bianchi all’istruzione.E Garofoli sottosegretario alla presidenza del Consiglio.A lui il lavoro, per fare diventare l’Italia voce d’Europa e sanare la sua situazione. Il Mise, più che importante ministero, per Giorgetti, la sua strategia di lungo corso si è rivelata vincente, lui è stato premiato e la Lega è uscita da una situazione di stallo immeritato, rientrando nel governo. E che deve essere molto felice di quello che ha ottenuto, insieme al ministero per la disabilità con la Stefani e a quello del turismo con Garavaglia, che inizia a essere un ministero con portafoglio. Praticamente tre tematiche portanti, del programma leghista. Le tanto criticate rinomine di Lamorgese, Di Maio e Speranza hanno delle motivazioni, seppur criticabili chiaro. Oltre l’essere stati proposti dai loro stessi partiti.Sono stati accontentati tutti….ma non del tutto.. le attività di Di Maio (ben visto dagli Usa) saranno molto ridimensionate, perché i rapporti con l’estero e con l’Europa, saranno ad appannaggio di Draghi. Franceschini alla cultura?…la grande assente del dibattito politico… e resta tutto chiuso…Nel mondo della cultura e dell’arte.Renzi si è visto premiato, quelle dimissioni della Bonetti sono state un sacrificio premiato con la sua riconferma alle Pari opportunità. E i grillini riconfermano Patuanelli che va ai Trasporti. Gelmini e Brunetta mi verrebbe da dire ..il nuovo che avanza.. ma senza polemica. E la Carfagna? ..Palese quota Letta. Io personalmente avrei preferito Tajani, molto più meritevole.La Cartabia, altra figura dei tecnici, si pone completamente all’opposto, dell’esasperato giustizialismo, del non compianto ‘DJ’ Bonafede (abbiate pazienza ma ho avuto sempre molta difficoltà a considerarlo un ministro…. limitazione mia).Ma difficilmente quella della giustizia sarà una riforma che potrà essere effettuata in toto. Probabilmente solo quella del civile, in un anno o due di governo.Ne escono completamente distrutti e spaccati i 5stelle e il finto abbandono di Di Battista è simpatico.. ma anche il senno del poi della Lezzi.. e di tutti i fuoriusciti. Chissà se accetteranno tutti l’invito di unirsi e aspettare tempi migliori per riconquistare l’elettorato terribilmente deluso.Mentre dai commenti di Grillo ‘o scegliete questo o scegliete quello..’  la fiducia traballa ma si può ben evincere, che per lui e magari anche per Casaleggio si tratti ormai di un’esperienza superata e che da qui si possa partire per costruire oltre…..Speranza, riconfermato, alla sanità, risulta essere così per una sorta di continuità rispetto alla crisi pandemica (errori inclusi?.. Ritardi, incompetenze, superficialità, denunce..responsabilità..affianco a impreparazione iniziale, ospedali strapieni.. tagli alla sanità che si sono succeduti per anni tra i vari colori di governo..).Insomma chi è senza peccato scagli la prima pietra e mi pare che qui i sanpietrini, restino tutti al loro posto (tranne quelli che toglie la Raggi per mettere l’asfalto nero).Battute a parte, sappiamo che l’ironia rende la vita meno amara, era ovvio che si facesse un governo di questo tipo, si ci aspettavamo meno ministri politici, e qualche presenza femminile in più, ma ribadisco era ovvio, perché rappresentativi di tutti o quasi i partiti (anche scontenti o a denti stretti..) e così di tutti gli italiani. Per evitare di creare delle probabilità per nuove crisi di governo, questo sarà quello che arriverà a fine legislatura. E questo lo sanno Draghi e Mattarella, che ha scelto di nominare questi politici e rendendo gloria a tutti i partiti, con nomine al calcolo matematico …. beh si poteva fare di meglio, indubbio dirlo, mi rendo conto, però senza giustificare assolutamente, comprendo il perché siano state fatte talune scelte.E Fratelli D’Italia? ..riuscirà a fare la tanto agognata opposizione o gli sarebbe convenuto stare dentro ai giochi e avere magari un ministro?… ai posteri l’ardua sentenza.E un addio a Conte con la ‘lacrimuccia’ di Casalino (ma non assolutamente della fidanzata dell’ex Premier).. che mi lascia sinceramente e con educazione, piuttosto fredda. Perché sinceramente le sue bravate da ‘Re’ e le reti unificate, i dpcm…quel saltare il Parlamento…e quella forma di gioco al piccolo dittatore, coronata da quella modalità comunicativa e d’azione, a cui abbiamo assistito..le avrei risparmiate. Ad un’Italia già in ginocchio dopo lo tsunami di una pandemia sconosciuta.Ma comunque faccio un appello ad ogni singolo italiano: ‘diamocela un’opportunità’.Draghi è uomo che conosce bene l’economia, che ha ottimi rapporti con l’Unione Europea, che sa come trattare al queste tematiche è che può risollevare l’Italia dopo lui …. A questo punto solo un miracolo…. Sorridenti entusiasti a denti stretti con qualche dubbio andiamo avanti adesso per il bene dell’Italia.Proviamo a dare fiducia a questo nuovo #governodraghi. Restiamo coesi. Anche la critica generalizzata, trasversale agli elettori tutti i partiti, può diventare un trade union. È il bene dell’Italia quello che va messo al primo posto in questo momento.L’unico augurio che mi sento di dare al Presidente Draghi e al suo Governo e di lavorare per risanare questo nostro paese, oggi in una situazione oggi davvero.. davvero difficile.
La lista dei ministri è questa:
Luigi Di Maio (M5S) agli EsteriLuciana Lamorgese (tecnica) all’InternoMarta Cartabia (tecnica) alla GiustiziaDaniele Franco (tecnico) all’EconomiaLorenzo Guerini (Pd) alla DifesaGiancarlo Giorgetti (Lega) allo Sviluppo economicoStefano Patuanelli (M5S) all’AgricolturaRoberto Cingolani (tecnico) alla Transizione ecologicaDario Franceschini (Pd) alla CulturaRoberto Speranza (Leu) alla SaluteEnrico Giovannini (tecnico) alle InfrastruttureAndrea Orlando (Pd) al LavoroPatrizio Bianchi (tecnico) all’IstruzioneCristina Messa (tecnica) all’UniversitàFederico D’Incà (M5S) ai Rapporti con il ParlamentoVittorio Colao (tecnico) all’Innovazione tecnologicaRenato Brunetta (Forza Italia) alla Pubblica amministrazioneMariastella Gelmini (Forza Italia) agli Affari regionaliMara Carfagna (Forza Italia) al SudElena Bonetti (Italia Viva) alle Pari opportunitàErika Stefani (Lega) alle Politiche per la disabilitàFabiana Dadone (M5S) alle Politiche giovaniliMassimo Garavaglia (Lega) al TurismoSottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli (tecnico)

Cambia il quadro geopolitico internazionale alla luce realistica della pandemia.

10 febbraio 2021 – 20:22



Di Al. Tallarita



Una più attenta analisi strategico politica, ci pone davanti a una verità dovuta alla situazione pandemica internazionale. L’approccio nazionalistico e pertanto sovranista, decade davanti alla necessità di affrontare in modo globale una pandemia. Che, per ironia della sorte, è divenuta tale proprio per un movimento globalista, di merci, di persone, di animali e la gestione di questa pandemia, avrà ripercussioni sulla vita delle Nazioni per molto tempo. Ciò perché ogni nazione, ha risposto in maniera diversa e ha cercato di mantenere alto il proprio potere. Ma a quanto pare, poi questo è risultato facile solo a chi quest’obiettivo lo ha sempre avuto chiaro. Come per esempio la Cina. Che nonostante l’iniziale boom pandemico, ha risposto. Con chiusure forzate immediate (a suon di esercito), attraverso la propaganda mediatica, con una risposta sanitaria, il controllo sul territorio. Colmando il GAP iniziale specialmente nei confronti della visibilità delle altre potenze internazionali. Sottolineando un modello di efficienza. (A prescindere da quello che poi non hanno in realtà mostrato alla comunità internazionale). Continuando inoltre, in tale propaganda nazionale, attraverso “la via della seta della salute”, sviluppatasi per aiutare gli altri Stati, fra cui la stessa Italia, (dove se uno non avesse voluto notarli, è stato palese quanto l’apporto dei paesi comunisti, sia stato immediato, veloce e pubblicizzato..alla risposta di richieste di aiuto..). Seppur l’Italia quei materiali innCina, li avesse a sua volta inviati a inizio pandemia, probabilmente gratis.
E oggi come escono le nazioni da questa pandemia?.. Ne escono male, molto male. L’ Europa stessa ha dovuto cambiare strategia ..e oggi ci si chiede perché alcuni importanti partiti cambino strategia, nei confronti dell’Europa… Perché anche i paesi apparentemente solidali, per esempio si sono opposti all’invio di aiuti economici ‘free’ da inviare in Italia. E allora è ovvio che poi l’atteggiamento debba cambiare, che bisogna diventare più realistici, più pragmatici possibile, entro un’ottica comunque liberale. Inoltre si è visto come avere una strategia comune dall’inizio, fosse necessario. Come lo è adesso. Ecco perché il fuoco sovranista, che abbiamo visto negli ultimi cinque anni, ha cominciato ad affievolirsi. E tanto in politica quanto socialmente, proprio per la venuta e la gestione della pandemia. E davanti la realtà è l’evoluzione degli eventi, anziché pensare al passato, bisogna guardare al presente . E realisticamente prendere delle decisioni. Accettare delle evoluzioni, dei cambiamenti. Ci sono eventi che cambiano definitivamente il corso delle cose, a volte sono previsibili a volte no. Sull’origine di questo virus continueremo sempre ad avere dei dubbi, nonostante la possibilità del ‘salto di specie’, e corresponsabilità dell’aumento della temperatura globale (sto ultimando un articolo su questo alla luce dei più recenti studi). L’approccio alla pandemia, molti studiosi di strategia politica lo sottolineano, ha ridefinito i profili di alcune nazioni importanti, che segnano anche il destino delle altre. Come è stato infatti per l’America. Così che le politiche internazionali alla luce di tutto questo, verranno a modificarsi. E l’Italia si trova in una posizione particolare rispetto a tutto questo. Oltre ad essere stata inizialmente lasciata sola..Ha risposto a suo modo.. con un governo politico poco preparato e adeguato, a una tragica situazione come questa. E oggi si trova alle prese con la formazione di un nuovo governo del Presidente, con a capo un grande economista, Mario Draghi. Figura che ovviamente sarà ben accoltaL dentro e fuori la nazione. L’Italia si trova in una posizione in cui probabilmente potrà dirigere la nuova voce dell’Europa, che inizialmente ha fatto degli errori. Come il fatto di non essere subitaneamente intervenuta con risposte europee, corali, alla pandemia che stava avanzando. E lasciando gli Stati ognuno per sé. Muterà per tali ragioni, la direzione che l’Europa prenderà rispetto alle grandi potenze internazionali. Perché la venuta della pandemia, cambierà completamente i quadri geopolitici, delle Nazioni che più sono state piegate dalla malattia e dalle perdite sociali. Accompagnate, ad una non meno grave, perdita economica. Che trasforma anche i rapporti economici internazionali.
Ora il destino beffardo vuole, che per rispondere a una situazione pandemica globale, che probabilmente vede le sue radici proprio nei difetti di questo globalismo esasperato e dei suoi effetti ambientali, la risposta, per la sua risoluzione, sarà forzatamente globale. Anche per affrontare i gravi drammi che questa comporta. Dovuto a questa interdipendenza che si crea tra Nazioni molto distanti fra loro, così come per gli spostamenti di merci, di uomini e altre specie animali.
E dunque nella storia, saranno da rintracciare le linea del comportamento da mantenere nel futuro. E prepararsi così ad affrontare la venuta di malattie infettive di questo tipo. Probabilmente sempre più numerose e così come del tipo di atteggiamento sociale da tenere. La resistenza, la resilienza, che è il comportamento per il quale si riesce a sopportare fino a che il livello di emergenza non rientri. E allora si intensifichi la ricerca medica e l’utilizzo delle scoperte tecnologiche, anche alla luce di queste novità. Per essere pronti a rispondere a livello mondiale a tali eventi, disastrosi per l’umanità.

<span>%d</span> blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: